Garlasco, Cassese indica l'errore nell'allarme Stasi e torna sui dubbi legati a Sempio
A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, Gennaro Cassese torna sulle prime indagini e indica nell’allarme del negozio Stasi il principale errore. Restano i dubbi sulla bici nera e sulla fascia oraria di Andrea Sempio.
Il mancato controllo tempestivo dell’allarme installato nel negozio della famiglia Stasi è il passaggio che Gennaro Cassese, all’epoca comandante dei carabinieri di Vigevano, considera oggi il principale errore compiuto durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Lo ha spiegato nella puntata del 22 settembre di Verità Nascoste, condotta da Milo Infante.
Cassese ha ricostruito alcuni dei punti più discussi dell’attività investigativa avviata nell’agosto 2007, soffermandosi soprattutto sulla verifica effettuata soltanto circa 45 giorni dopo il delitto. Secondo l’ex comandante, il sistema di allarme dell’officina avrebbe dovuto essere controllato subito, perché proprio in quel locale era stata segnalata la presenza di una bicicletta nera.
La bici è uno degli elementi tornati più volte nel dibattito sul caso. Cassese ha ricordato di non averla ritenuta corrispondente a quella descritta dalla testimone Franca Bermani, ma ha anche riconosciuto che, sulla base della propria esperienza, il mezzo avrebbe dovuto essere sequestrato già la mattina del 13 agosto. A suo giudizio, il ritardo nella verifica dell’allarme rese più difficile valutare correttamente quel particolare.
Nel confronto televisivo è intervenuto anche Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che ha richiamato alcuni passaggi della sentenza di condanna relativi alla bicicletta. L’avvocato ha parlato di elementi che, secondo la difesa, lascerebbero questioni irrisolte, pur ribadendo il rispetto per il giudicato.
Cassese ha poi affrontato il tema del ruolo avuto dagli accertamenti scientifici. Ha spiegato che l’indagine tradizionale non si era concentrata esclusivamente su Stasi e che furono ascoltate più di 200 persone, con numerosi riscontri effettuati anche fuori dalla provincia di Pavia. Diverso, nella ricostruzione dell’ex comandante, era il peso attribuito alle indicazioni provenienti dai RIS.
Interpellato sull’impronta 33, Cassese ha ricordato che all’epoca veniva considerata non attribuibile a una persona precisa. Ha inoltre precisato di non avere competenze scientifiche per valutare autonomamente il lavoro dei reparti specializzati e di essersi affidato, come investigatore, alle risultanze che gli venivano trasmesse.
Nel corso dell’intervista è stato chiarito anche il motivo della presenza delle impronte dello stesso Cassese all’interno della villetta di via Pascoli. L’ex comandante ha raccontato di avere toccato una parete mentre scendeva verso la cantina e di averlo subito comunicato agli specialisti, chiedendo che gli venissero rilevate le impronte per consentire l’esclusione dai reperti.
Un altro capitolo ha riguardato Andrea Sempio, già sentito e sottoposto a verifiche nel 2007. Cassese ha sostenuto che, sulla base delle informazioni disponibili allora, le sue dichiarazioni apparivano coerenti e il suo comportamento non aveva fatto emergere elementi tali da richiedere ulteriori approfondimenti.
Infante ha quindi richiamato la fascia oraria compresa tra le 9 e le 10 del mattino del 13 agosto 2007. Cassese ha osservato che non è possibile stabilire con certezza cosa Sempio abbia fatto in quell’ora, ma ha ricordato che nelle prime fasi dell’indagine l’orario della morte considerato dagli investigatori era diverso e veniva collocato più avanti nella mattinata.
Al termine del confronto, Cassese è tornato ancora sul punto che ritiene più rilevante nel riesame del lavoro svolto allora. A distanza di quasi vent’anni, il controllo tardivo dell’allarme del negozio Stasi resta, nella sua ricostruzione, l’errore più significativo delle prime indagini sul delitto di Garlasco.
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