Baldissero d'Alba, l'autopsia su Lazri chiarirà quanti colpi lo hanno raggiunto

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L’autopsia su Gjovalin Lazri dovrà chiarire se a ucciderlo sia stato un solo proiettile o più colpi. Intanto gli investigatori ricostruiscono i 12 spari esplosi da Roberto Mollo nella cascina di Baldissero d’Alba e la loro traiettoria.

Cuneo
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Due fori tra il collo e la spalla e un interrogativo decisivo per ricostruire la sparatoria avvenuta nella notte tra sabato e domenica a Baldissero d’Alba, nel Cuneese. L’esame autoptico su Gjovalin Lazri, 36 anni, dovrà stabilire se le lesioni siano state provocate da un unico proiettile entrato e uscito oppure da due colpi distinti.

Il risultato avrà un peso nella ricostruzione della morte dell’uomo e nell’inchiesta che riguarda Roberto Mollo, autotrasportatore di 35 anni indagato per omicidio. Secondo gli accertamenti svolti finora, dalla pistola sarebbero stati esplosi 12 colpi mentre nella proprietà si trovava un gruppo di persone entrate durante la notte.

Gli investigatori stanno verificando anche dove fosse diretto il fuoco. L’area era immersa nel buio, ma sul terreno sono state recuperate tre torce attribuite agli intrusi. Una delle ipotesi è che Mollo abbia sparato nella direzione delle luci. La dinamica precisa resta però da definire attraverso gli accertamenti tecnici.

I bossoli sono stati trovati nella zona del balcone dal quale il 35enne avrebbe aperto il fuoco. Il corpo di Lazri è stato invece individuato a una distanza stimata tra 30 e 40 metri. Non è ancora possibile stabilire con certezza dove si trovasse nel momento in cui venne raggiunto, perché potrebbe essersi spostato dopo essere stato ferito.

Ulteriori indicazioni sono attese dalla perizia balistica che sarà disposta dalla Procura di Asti. L’esame dovrà contribuire a ricostruire traiettorie, distanza e numero dei proiettili andati a segno, elementi necessari per definire con maggiore precisione la sequenza degli spari.

L’arma utilizzata è una pistola Steyr calibro 9x21 detenuta per uso sportivo. Gli inquirenti stanno approfondendo anche le condizioni nelle quali l’arma si trovava nel cascinale, dove Mollo aveva deciso di dormire mentre erano in corso lavori di ristrutturazione.

La difesa sostiene che il 35enne non avesse intenzione di uccidere. L’avvocato Piermario Morra ha ribadito questa posizione e collega la presenza di torce e guanti rinvenuti sul posto all’ipotesi che il gruppo intendesse entrare nell’abitazione e non limitarsi a sottrarre materiali dal cantiere.

Gli accertamenti dei carabinieri proseguono anche sugli altri componenti del gruppo, allontanatisi dopo gli spari. Lazri quella notte non aveva con sé un telefono cellulare e, allo stato delle indagini, non sono stati indicati collegamenti certi tra lui e altri eventuali furti commessi nella stessa zona nelle ore precedenti.

Il complesso interessato dalla vicenda comprende due abitazioni collegate appartenenti alla stessa famiglia, una delle quali interessata dai lavori. Per chiarire cosa sia accaduto in quei minuti saranno quindi centrali l’autopsia e gli esami balistici, sui cui risultati si concentrerà ora l’inchiesta.

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