Caso Cospito, per i giudici Delmastro usò informazioni segrete con finalità politica
Nelle motivazioni dell’appello sul caso Cospito, i giudici ritengono che Andrea Delmastro abbia trasmesso a Giovanni Donzelli informazioni coperte da segreto privilegiandone l’uso politico. Confermata la condanna a otto mesi.
La Terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha spiegato le ragioni della conferma della condanna a otto mesi inflitta ad Andrea Delmastro per rivelazione di segreto d’ufficio. Nelle motivazioni, depositate dopo la sentenza del 20 maggio 2026, i giudici ricostruiscono il passaggio di informazioni riservate dal damalora sottosegretario alla Giustizia al deputato Giovanni Donzelli.
Secondo la Corte, Delmastro era consapevole che Donzelli avrebbe utilizzato quelle informazioni durante un intervento alla Camera e avrebbe ritenuto prevalente la finalità politica della loro comunicazione. I giudici sottolineano inoltre che la pubblicità dei lavori parlamentari non impedì all’imputato di riferire dati che aveva ottenuto dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Le informazioni riguardavano colloqui intercettati in carcere tra Alfredo Cospito e altri detenuti. Per la Corte erano dati coperti da segreto e collegati direttamente all’attività istituzionale svolta da Delmastro attraverso la delega sugli affari del Dap e sulla Polizia penitenziaria. Donzelli, in quanto estraneo al procedimento amministrativo relativo al regime del 41-bis, non avrebbe avuto titolo a riceverli.
I giudici respingono anche la tesi difensiva secondo cui il ruolo politico di Delmastro lo avrebbe collocato fuori dagli obblighi propri dell’amministrazione. Nelle motivazioni si afferma che ministro e sottosegretario delegato partecipavano al procedimento amministrativo e dovevano quindi rispettare il segreto imposto sugli atti preparatori della valutazione relativa al 41-bis.
La Corte considera inoltre poco plausibile che Delmastro, dopo una conversazione telefonica descritta come generica, fosse riuscito a ricordare casualmente e con precisione proprio i passaggi del documento del Nic utili all’intervento parlamentare di Donzelli. La coincidenza tra alcune frasi pronunciate in Aula e quelle annotate nei documenti viene indicata come uno degli elementi a sostegno della ricostruzione accusatoria.
Nel processo d’appello il sostituto procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, sostenendo una linea già proposta dall’accusa in primo grado sul tema dell’elemento soggettivo. La richiesta non è stata accolta. Anche il Tribunale di Roma aveva condannato Delmastro a otto mesi, respingendo le domande di risarcimento presentate da quattro parlamentari del Pd costituiti parte civile.
Richiamando l’articolo 326 del codice penale, i giudici ricordano infine che la norma punisce la divulgazione di notizie che devono restare riservate a persone non autorizzate a conoscerle per ragioni istituzionali. È su questo presupposto che la Corte d’Appello ha ritenuto integrato il reato contestato e ha confermato la condanna.
Notizie correlate
Chiorino lascia anche l'assessorato in Piemonte dopo il caso Delmastro Elena Chiorino si dimette da assessora regionale dopo il caso Delmastro per evitare ripercussioni politiche.
Meloni spinge per le dimissioni di Santanchè dopo il caso Delmastro Giorgia Meloni chiede le dimissioni di Daniela Santanchè dopo il passo indietro di Delmastro e Bartolozzi, travolti dalle polemiche.