Scuola, il governo prepara il tetto del 30% e lo stop a burqa e niqab in classe

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Il governo prepara nuove regole per la scuola con un limite del 30% legato agli alunni che non parlano italiano e il divieto di burqa e niqab. Da Amatrice Mattarella richiama la funzione della scuola nel creare integrazione e coesione.

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Scuola, il governo prepara il tetto del 30% e lo stop a burqa e niqab in classe
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Il nuovo intervento sulla Scuola annunciato da Giorgia Meloni dovrebbe arrivare all’esame del Consiglio dei ministri nei prossimi giorni. Il pacchetto riguarda soprattutto l’integrazione degli studenti e prevede un limite del 30% nelle classi, oltre al divieto di indossare burqa e niqab negli istituti scolastici.

La misura sul 30%, secondo le indicazioni emerse dal governo, non sarebbe applicata indistintamente a tutti gli studenti con cittadinanza straniera. Il criterio dovrebbe riguardare gli alunni che non hanno una sufficiente conoscenza della lingua italiana, con l’obiettivo dichiarato di evitare concentrazioni che possano rendere più difficile l’apprendimento e l’integrazione.

I tecnici del ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara, stanno lavorando alla definizione dello strumento normativo. Tra le ipotesi considerate c’è quella di un decreto legge, mentre in precedenza era stata valutata anche la strada di un disegno di legge.

Il tema è arrivato nel dibattito pubblico mentre Sergio Mattarella inaugurava ad Amatrice l’anno scolastico 2026-2027. Il presidente della Repubblica ha ricordato che la scuola deve favorire legami, evitare la formazione di ghetti e contribuire alla coesione sociale, definendola uno degli strumenti più efficaci per l’integrazione di chi arriva da altri Paesi e dei giovani nati in Italia da famiglie immigrate.

Sul divieto degli indumenti che coprono integralmente il volto esiste già una proposta di legge presentata alla Camera nell’agosto 2025 da deputati di Fratelli d’Italia. Il testo interviene sulle norme relative al riconoscimento delle persone e comprende scuole, università, uffici, esercizi commerciali e altri luoghi pubblici o aperti al pubblico.

La proposta parlamentare prevede, per la violazione del divieto, l’arresto da uno a due anni e un’ammenda compresa tra 1.000 e 3.000 euro. Il provvedimento annunciato dal governo potrebbe seguire un percorso autonomo o essere coordinato con il testo già all’esame della Camera.

Fratelli d’Italia sostiene che le nuove regole servano a contrastare situazioni di isolamento e a rafforzare la conoscenza dell’italiano. Le opposizioni hanno invece contestato l’impostazione delle misure, aprendo un confronto politico che proseguirà quando sarà disponibile il testo definitivo destinato al Consiglio dei ministri.

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