Trump contro CNN, Politico e MS NOW: dopo il ricorso difende il bando dalla Casa Bianca
Donald Trump rilancia lo scontro con CNN, Politico e MS NOW dopo il ricorso contro il divieto di accesso alla Casa Bianca. Il presidente difende la decisione, attacca le tre testate e annuncia una nuova battaglia giudiziaria.
Lo scontro tra Donald Trump e tre importanti testate statunitensi entra nella fase giudiziaria. CNN, Politico e MS NOW hanno presentato il 21 settembre 2026 un ricorso contro l’amministrazione americana dopo essere state escluse dalla Casa Bianca e private dell’accesso normalmente garantito ai loro giornalisti accreditati.
Il presidente degli Stati Uniti ha reagito con un nuovo intervento su Truth Social, tornando a difendere la decisione e criticando duramente il lavoro delle tre organizzazioni. Trump ha sostenuto che lo Studio Ovale debba essere trattato con «decoro, rispetto e dignità» e ha accusato i media coinvolti di pubblicare informazioni false o distorte.
Nel suo messaggio Trump ha affermato che la copertura giornalistica nei suoi confronti sarebbe quasi sempre negativa e ha contestato l’idea che le testate possano rivendicare automaticamente l’accesso alla Casa Bianca. Il presidente ha inoltre collegato la vicenda, secondo la propria ricostruzione, a questioni di sicurezza nazionale e alla diffusione di notizie che definisce false o diffamatorie.
Il ricorso è stato assegnato al giudice federale Timothy Kelly, nominato dallo stesso Trump durante il suo primo mandato. Kelly era già intervenuto nel 2018 nel caso riguardante Jim Acosta, allora corrispondente della CNN, ordinando temporaneamente il ripristino del suo accredito dopo che la Casa Bianca lo aveva revocato.
Trump ha ricordato proprio quel precedente e ha anticipato l’intenzione di proseguire la battaglia legale qualora la decisione del tribunale fosse sfavorevole all’amministrazione. CNN, Politico e MS NOW sostengono invece che l’esclusione sia legata al contenuto della loro copertura e rappresenti una violazione delle garanzie previste dal Primo Emendamento.
Il presidente ha poi richiamato il risultato delle elezioni presidenziali del 2024, ricordando di avere conquistato tutti e sette gli Stati considerati decisivi. Secondo Trump, quel risultato dimostrerebbe la scarsa credibilità dei media che lo criticano. Si tratta di una valutazione politica espressa dal presidente, non di un fatto accertato sulla fiducia dell’opinione pubblica nelle singole testate.
La Casa Bianca ha difeso il provvedimento sostenendo che l’accesso alle strutture presidenziali non costituisca un diritto automatico. Le tre organizzazioni giornalistiche chiedono invece al tribunale di ripristinare l’accesso e contestano la possibilità che un’amministrazione possa escludere testate sulla base della loro linea editoriale o dei contenuti pubblicati.
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