Clan Angelino a Caivano, 3,2 milioni nei muri e 34 misure cautelari
A Caivano i carabinieri hanno sequestrato oltre 3,2 milioni di euro nascosti nei muri di un’abitazione e 11 orologi di lusso. L’operazione contro il clan Angelino ha portato a 34 misure cautelari, 23 in carcere e 11 ai domiciliari.
Oltre 3,2 milioni di euro in contanti erano nascosti nelle pareti di un’abitazione di Caivano, insieme a undici orologi di lusso dal valore complessivo superiore a 127mila euro. Per recuperare parte del denaro i carabinieri hanno dovuto rompere le strutture dietro cui erano stati ricavati i vani, alcuni dotati di sistemi elettronici di apertura.
Il ritrovamento rientra nell’indagine che ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 34 persone ritenute riconducibili, secondo l’impostazione accusatoria, al clan Angelino, attivo tra Caivano e Casoria. Ventitré indagati sono stati condotti in carcere e undici sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.
Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione armata di tipo camorristico, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e detenzione ai fini di spaccio, con l’aggravante del metodo mafioso. I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e delle sezioni operative delle compagnie di Caivano e Casoria.
Il denaro è stato scoperto durante una perquisizione nell’abitazione di una persona ritenuta dagli investigatori tra i vertici del gruppo, nel quartiere Bronx di Caivano. Le banconote, soprattutto da 50 euro, erano confezionate e sistemate in diversi nascondigli ricavati all’interno della casa. Per trasportare il contante sequestrato sono stati utilizzati anche secchi di plastica.
Un contributo alle indagini sarebbe arrivato dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Gli accertamenti hanno ricostruito il funzionamento delle piazze di spaccio e i rapporti interni all’organizzazione nel periodo compreso tra il 2021 e il luglio 2025.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la gestione dello spaccio seguiva regole precise. I rifornimenti di droga arrivavano con cadenza periodica e il pagamento delle forniture doveva essere completato entro pochi giorni. Alcune piazze sarebbero state affidate prevalentemente a nuclei familiari, scelta che avrebbe consentito di limitare l’ingresso di persone estranee nella rete.
Tra gli elementi descritti nell’indagine compare anche l’acquisto di orologi di pregio. I collaboratori di giustizia hanno riferito che alcuni Rolex venivano mostrati sui social come simbolo della disponibilità economica del gruppo. Per determinate funzioni legate al controllo delle attività illecite sarebbero stati inoltre previsti compensi mensili compresi tra 10mila e 20mila euro.
L’inchiesta ha analizzato anche gli equilibri tra le diverse piazze di spaccio di Caivano e il loro progressivo spostamento verso il quartiere Bronx. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe esercitato un ruolo nella fornitura di cocaina ad altre piazze della zona e avrebbe mantenuto interessi anche nel territorio di Casoria.
Nel fascicolo vengono ricostruiti inoltre episodi collegati alla fase successiva alla morte di Antonio Natale, il giovane scomparso e poi trovato senza vita dopo essere stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Gli accertamenti avrebbero documentato tensioni e contrasti legati al controllo dello spaccio e al tentativo di riportare alcune attività nel Parco Verde.
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