Mario Adinolfi dal domicilio al carcere, contestati 49 articoli e 23 post sui social
Mario Adinolfi passa dai domiciliari al carcere dopo le ripetute violazioni del divieto di usare dispositivi e internet. Il gip di Roma contesta 49 articoli sul blog e 23 post su Facebook pubblicati durante la misura cautelare.
Mario Adinolfi è stato trasferito in carcere dopo l'aggravamento della misura cautelare disposta dal gip di Roma. Il giornalista ed ex parlamentare si trovava agli arresti domiciliari dall'8 luglio nell'ambito di un'inchiesta che riguarda la cosiddetta “Scommessa Collettiva”.
Alla base del nuovo provvedimento ci sono le ripetute violazioni delle prescrizioni imposte con i domiciliari. Ad Adinolfi era vietato utilizzare telefoni, computer e altri strumenti telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore. Secondo quanto contestato nell'ordinanza, il divieto sarebbe stato disatteso con continuità.
Durante il periodo trascorso ai domiciliari sarebbero infatti comparsi 49 articoli firmati da Adinolfi sul suo blog e altri 23 post sul suo profilo Facebook. Il giudice ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere, provvedimento eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Roma.
Adinolfi ha commentato la decisione sui social sostenendo di essere stato portato in carcere perché continuava a scrivere su Facebook. Si tratta della sua interpretazione del provvedimento, che invece motiva l'aggravamento della misura con la reiterata violazione delle prescrizioni stabilite dal giudice.
Secondo l'impostazione dell'accusa, il comportamento tenuto durante i domiciliari avrebbe inoltre mantenuto concreto il rischio di reiterazione dei reati contestati e quello di inquinamento probatorio. Da qui la richiesta di una misura più restrittiva rispetto alla permanenza nell'abitazione.
L'inchiesta della Procura di Roma riguarda le ipotesi di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Le contestazioni sono legate a un sistema di raccolta di denaro denominato “Scommessa Collettiva”, promosso anche attraverso i social network.
Secondo gli investigatori, diverse persone avrebbero affidato somme ad Adinolfi con l'aspettativa di partecipare a un gruppo dedicato alle scommesse e di ottenere la restituzione del capitale insieme ai rendimenti prospettati. Parte dei partecipanti, secondo l'accusa, non avrebbe però recuperato quanto versato o ricevuto la remunerazione attesa.
Adinolfi ha respinto le accuse sin dall'inizio dell'inchiesta, sostenendo che l'attività fosse conosciuta dai partecipanti e che il denaro venisse affidato volontariamente. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini e le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.
Mario Adinolfi va in carcere, ha utilizzato i social ai domiciliari

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