Pensioni 2026, rivalutazione all'1,4%: il conguaglio può restare a zero

Notizia in breve

La rivalutazione provvisoria delle pensioni 2026 è stata fissata all’1,4% e coincide con la crescita media annua del FOI 2025. Se il dato sarà confermato nel calcolo definitivo, non matureranno arretrati per i pensionati.

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Pensioni 2026, rivalutazione all'1,4%: il conguaglio può restare a zero
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Nessun aumento aggiuntivo legato alla perequazione 2026 si profila, allo stato attuale, per i pensionati. Gli assegni sono stati rivalutati dal 1° gennaio con un incremento provvisorio dell’1,4% e il dato medio annuo dell’indice FOI del 2025, al netto dei tabacchi, è risultato della stessa entità.

Il meccanismo del conguaglio interviene quando la percentuale applicata inizialmente alle pensioni non coincide con quella che viene poi riconosciuta in via definitiva. Se il valore finale è superiore, ai pensionati spetta il recupero della differenza; in caso contrario possono rendersi necessarie operazioni di compensazione.

Per il 2026, però, i due valori coincidono. L’Istat ha rilevato per il 2025 una crescita media annua dell’indice FOI, al netto dei tabacchi, pari all’1,4%, esattamente la percentuale utilizzata per l’adeguamento provvisorio delle pensioni con decorrenza da gennaio. In base a questi dati, dunque, il conguaglio sarebbe pari a zero.

Questo significa che non si prospettano arretrati derivanti dalla rivalutazione 2026. Gli importi mensili continuerebbero quindi a essere quelli già determinati con la perequazione applicata all’inizio dell’anno, ferma restando la formalizzazione definitiva prevista dal meccanismo di aggiornamento delle pensioni.

Un eventuale importo diverso nel cedolino di dicembre non andrebbe confuso con il conguaglio della perequazione. L’ultima mensilità dell’anno comprende infatti anche la tredicesima e può risentire di trattenute fiscali, conguagli Irpef o altre voci personali che incidono sulla somma effettivamente accreditata.

L’attenzione si sposta quindi sull’aumento che scatterà dal gennaio 2027. La nuova percentuale sarà calcolata sulla base dell’andamento dei prezzi nel corso del 2026 e verrà definita secondo l’indice previsto per la perequazione delle pensioni.

I dati sull’inflazione sono ancora in evoluzione. Ad agosto 2026 l’inflazione acquisita per l’intero anno, misurata dall’indice generale dei prezzi, ha raggiunto il 2,9%, mentre il FOI al netto dei tabacchi ha registrato nello stesso mese un aumento del 3,4% rispetto ad agosto 2025. Questi valori non rappresentano ancora la percentuale definitiva che sarà applicata alle pensioni nel 2027.

Nel cedolino di gennaio 2027 potrà quindi comparire il nuovo adeguamento legato alla perequazione del prossimo anno. Quanto al conguaglio riferito al 2026, i dati disponibili indicano invece che non vi sarebbe alcuna differenza da recuperare, perché l’aumento provvisorio dell’1,4% coincide con la variazione media annua del FOI registrata nel 2025.

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