Revolut, dati di circa 680 clienti consegnati a truffatori tramite una PEC
Revolut ha consegnato dati personali e bancari a truffatori che usavano un indirizzo PEC autentico. Circa 680 clienti sarebbero coinvolti, mentre i sistemi interni e i fondi della fintech risultano rimasti intatti.
Un indirizzo email appartenente a un dominio governativo autentico è stato utilizzato per convincere Revolut a fornire informazioni riservate su alcuni clienti. La società ha confermato di essere stata vittima di una truffa basata sull'impersonificazione di un'autorità, precisando che non è avvenuta un'intrusione nei propri sistemi informatici.
Tra i dati comunicati agli autori delle richieste fraudolente figurano informazioni anagrafiche e di contatto, indirizzi, copie di documenti d'identità e, in alcuni casi, dati relativi ai conti e alla cronologia delle operazioni. La società ha ribadito che i fondi dei clienti non sono stati compromessi.
Il numero esatto delle persone coinvolte non è stato reso pubblico da Revolut, che ha parlato di una quota molto limitata della propria clientela. Le ricostruzioni disponibili indicano tuttavia circa 680 clienti interessati. La fintech, che conta oltre 80 milioni di utenti nel mondo, ha contattato direttamente le persone coinvolte.
L'inganno sarebbe riuscito perché le richieste provenivano da un indirizzo collegato a un dominio realmente utilizzato da un ente pubblico. Una volta scoperta la frode, Revolut ha bloccato l'indirizzo e ha informato l'agenzia interessata, le forze dell'ordine, le autorità competenti per la protezione dei dati e i regolatori finanziari.
Secondo la ricostruzione attribuita al gruppo che ha rivendicato l'operazione, dietro le comunicazioni ci sarebbe stata la compromissione di una casella istituzionale italiana. Gli autori sostengono di aver avuto accesso per mesi a sistemi collegati alle autorità e di aver sottratto una grande quantità di documenti. Questi dettagli, però, restano in parte basati sulle dichiarazioni degli stessi hacker e non risultano tutti confermati in modo indipendente.
I criminali avrebbero utilizzato l'accesso alla posta compromessa per costruire richieste apparentemente ufficiali e ottenere informazioni da Revolut. Tra le tecniche indicate figura l'impiego di un infostealer, un malware capace di sottrarre credenziali, password e altri dati presenti su un dispositivo, consentendo successivamente l'accesso agli account della vittima.
La dinamica richiama gli attacchi definiti Man in the Mail, nei quali il criminale prende il controllo di una casella reale e utilizza quella posizione per proseguire conversazioni o inviare nuovi messaggi fingendosi il proprietario legittimo. In casi simili, la provenienza da un indirizzo autentico può rendere più difficile riconoscere immediatamente la frode.
Sul caso stanno lavorando anche le autorità italiane, mentre nel Regno Unito l'autorità per la protezione dei dati sta esaminando la segnalazione presentata da Revolut. Le verifiche dovranno chiarire l'origine della compromissione, la portata effettiva dell'accesso e le modalità con cui sono state inoltrate le richieste fraudolente.
Per ridurre i rischi legati a furti di credenziali e truffe di questo tipo è consigliabile attivare l'autenticazione a più fattori, mantenere aggiornati sistemi e dispositivi e non aprire allegati o collegamenti ricevuti attraverso comunicazioni inattese. Le richieste anomale vanno controllate utilizzando esclusivamente i recapiti ufficiali dell'organizzazione interessata.
Chi riceve comunicazioni sospette legate al proprio conto dovrebbe verificare ogni informazione direttamente attraverso l'app o il sito ufficiale del servizio, evitando numeri e collegamenti presenti nel messaggio ricevuto. È inoltre opportuno controllare frequentemente i movimenti, modificare le password riutilizzate su più servizi e prestare particolare attenzione a tentativi di phishing che potrebbero sfruttare i dati già esposti.
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