Giorgia Meloni, famiglie e tasse nel bilancio del governo: stoccate a Vannacci e opposizioni
Giorgia Meloni rivendica l’azione del governo, ammette di non essere riuscita a fare abbastanza per famiglie e imprese sul caro energia e, dopo il referendum sulla giustizia, guarda alle prossime elezioni difendendo stabilità e risultati.
Nessun vero rimpianto, ma la consapevolezza che il lavoro svolto dal governo avrebbe potuto essere raccontato meglio agli italiani. Giorgia Meloni traccia un bilancio della sua esperienza a Palazzo Chigi e riconosce soprattutto un limite nella comunicazione dei provvedimenti approvati durante la legislatura.
La presidente del Consiglio spiega di aver sempre ritenuto che i risultati concreti fossero più importanti della loro rappresentazione pubblica. Con il passare del tempo, però, afferma di aver compreso quanto sarebbe stato utile illustrare con maggiore continuità il lavoro dell'esecutivo e gli obiettivi dei numerosi interventi varati.
Tra i passaggi affrontati c'è anche il referendum confermativo sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo 2026, concluso con la vittoria del No. Meloni difende comunque la scelta del governo di portare avanti la riforma promessa, sostenendo che l'esecutivo abbia rispettato l'impegno assunto pur prendendo atto della decisione espressa dagli elettori.
La premier descrive inoltre le difficoltà incontrate nel governo del Paese, spiegando che dall'interno delle istituzioni diventano evidenti ostacoli e vincoli che dall'esterno possono apparire meno rilevanti. Le critiche, aggiunge, fanno parte dell'attività politica e possono servire a correggere errori, mentre considera più dolorosi gli attacchi rivolti alle persone che le sono vicine.
Nel corso dell'intervista Meloni ricorda anche Emma Bonino, morta a Roma l'11 settembre 2026 all'età di 78 anni. Pur sottolineando la distanza che le ha separate su numerosi temi politici, la presidente del Consiglio ne riconosce la competenza, l'autorevolezza e il ruolo avuto nella vita pubblica italiana, con particolare riferimento alla presenza delle donne nella politica e nelle istituzioni.
Un altro capitolo riguarda la pressione fiscale. Meloni ammette che l'indicatore complessivo non è diminuito negli ultimi anni, ma sostiene che gli interventi dell'esecutivo abbiano ridotto il peso delle imposte su lavoratori, imprese e famiglie. Porta come esempio un dipendente con un reddito annuo di 26 mila euro, per il quale quantifica il beneficio derivante dalle misure approvate tra 1.200 e 2.400 euro l'anno.
Secondo la premier, per le madri lavoratrici il vantaggio può essere superiore, mentre per gli autonomi uno degli interventi principali è stato l'ampliamento della flat tax. Meloni collega la portata delle misure alle risorse disponibili, sostenendo che i margini di intervento siano rimasti limitati durante la legislatura.
È proprio sul sostegno a famiglie e imprese che la presidente del Consiglio individua uno degli aspetti sui quali avrebbe voluto ottenere risultati maggiori. In particolare cita il peso del caro energia, ricordando che una parte consistente delle risorse disponibili, soprattutto nella prima fase del governo, è stata destinata a contenere l'aumento dei costi. L'intenzione dichiarata è continuare a intervenire anche nella fase attuale.
Guardando alle prossime elezioni politiche, Meloni rivendica soprattutto la stabilità raggiunta dall'Italia e la maggiore affidabilità del Paese. Attribuisce questo risultato alla compattezza della maggioranza e sostiene che, qualunque sarà la scelta degli elettori, il patrimonio di credibilità costruito negli ultimi anni dovrebbe essere preservato.
Nella parte finale dell'intervista la premier ricorre all'ironia per descrivere alleati e avversari attraverso film e serie televisive. A Giuseppe Conte ed Elly Schlein associa “Una poltrona per due”, con un riferimento alla competizione per la leadership dell'opposizione, mentre per Matteo Renzi sceglie “Ritorno al futuro” e per Carlo Calenda “L'ultimo dei Mohicani”.
La battuta più pungente è riservata a Roberto Vannacci, al quale Meloni abbina “Il Mago di Oz”. Il riferimento è alla distanza che, secondo la premier, esisterebbe tra l'immagine amplificata proposta nei video realizzati con l'intelligenza artificiale e quella mostrata nelle iniziative pubbliche. Per Antonio Tajani e Matteo Salvini, invece, la scelta cade su “Stranger Things”, richiamando con ironia il percorso compiuto insieme dalla coalizione di governo.
Notizie correlate
Referendum giustizia, vittoria del No e opposizioni all'attacco del governo Meloni Elly Schlein rivendica la vittoria del No al referendum sulla giustizia e la attribuisce alla mobilitazione degli elettori, soprattutto giovani, con oltre 14 milioni di voti e un margine netto sul Sì.
Opposizioni contro Meloni: critiche su sanità, tasse e politica estera Le opposizioni attaccano la premier dopo la conferenza di fine anno: poche risposte sui temi sociali, promesse giudicate incoerenti e una linea internazionale considerata ambigua.