Chiara Corbella verso la beatificazione, il marito Enrico: 'Non riducetela a simbolo antiabortista
Chiara Corbella Petrillo, morta a 28 anni nel 2012 dopo aver rinviato parte delle cure per proteggere il figlio Francesco, è nel percorso verso la beatificazione. Il marito Enrico chiede di non ridurne la figura a simbolo antiabortista.
La figura di Chiara Corbella Petrillo continua a essere al centro del percorso avviato dalla Chiesa per valutarne la beatificazione. La giovane romana morì il 13 giugno 2012, a 28 anni, dopo una lunga malattia scoperta durante la gravidanza del terzo figlio Francesco. Oggi il marito Enrico Petrillo invita a ricordarla soprattutto per la sua fede, evitando interpretazioni che ne riducano la storia a una sola battaglia.
Durante la terza gravidanza a Chiara fu diagnosticato un carcinoma alla lingua. La donna affrontò una prima parte dell'intervento mentre era incinta, ma scelse di rinviare le terapie che avrebbero potuto mettere a rischio il bambino. Francesco nacque il 30 maggio 2011 e, pochi giorni dopo il parto, Chiara proseguì gli interventi e iniziò chemioterapia e radioterapia. La malattia, però, continuò a diffondersi fino alla sua morte.
Quella gravidanza arrivò dopo la perdita dei primi due figli, Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, entrambi nati con gravi patologie incompatibili con una lunga sopravvivenza. Esperienze che segnarono profondamente Chiara ed Enrico e che, secondo il marito, furono vissute attraverso una fede capace di accompagnare anche i momenti più dolorosi.
Parlando della moglie a quattordici anni dalla scomparsa, Enrico la descrive come una ragazza normale, allegra, ironica e mite. Una mitezza che, precisa, non significava passività. Chiara affrontava le difficoltà direttamente, mantenendo serenità e dolcezza anche quando la malattia aveva ormai compromesso ogni possibilità di guarigione.
Enrico, fisioterapista impegnato nelle cure palliative, racconta di avere assistito molte persone nella fase finale della vita, ma di non avere mai incontrato qualcuno capace di affrontare la morte con la stessa consapevolezza mostrata da Chiara. A suo giudizio, la sua serenità nasceva dal rapporto profondo con Cristo e dalla convinzione di affidare a quella fede ogni scelta.
I due si conobbero da giovani a Medjugorje. Entrambi romani, lui viveva all'Eur e lei nella zona di Colle Oppio. Dopo il matrimonio costruirono insieme un percorso familiare segnato dalle gravidanze, dalle perdite dei primi due bambini e infine dalla nascita di Francesco.
Il marito mette però in guardia dal rischio di trasformare la memoria di Chiara in uno strumento politico o ideologico. Negli anni, racconta, ha dovuto anche intervenire contro ricostruzioni attribuite impropriamente ai familiari. La sua preoccupazione riguarda soprattutto alcuni ambienti cattolici che vorrebbero presentare la moglie come una bandiera della battaglia contro l'aborto.
Enrico non nega che Chiara fosse contraria all'aborto, ma considera riduttivo identificare tutta la sua esperienza con questa posizione. La decisione di proteggere la gravidanza e di posticipare parte delle cure, spiega, non nacque dalla volontà di sostenere una campagna politica, ma dalla coerenza con la fede cristiana che orientava la sua vita.
La causa di beatificazione, aperta nella diocesi di Roma nel 2018, ha concluso nel 2024 la fase diocesana. La documentazione raccolta è stata quindi trasmessa al Dicastero delle Cause dei Santi, che prosegue l'esame previsto dall'iter ecclesiastico.
A distanza di anni dalla morte della moglie, Enrico guarda anche al proprio futuro senza escludere la possibilità di una nuova relazione o di un altro matrimonio. Se dovesse accadere, afferma, non vedrebbe alcuna contraddizione con il legame vissuto con Chiara, perché la sua vita continua.
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