11 settembre, Meloni e Schlein ricordano il giorno che cambiò il mondo

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A 25 anni dagli attentati dell’11 settembre, Meloni, Schlein, Conte e altri leader italiani ricordano dove si trovavano quel giorno e l’impatto delle immagini di New York, che segnò le loro vite e cambiò la percezione del terrorismo nel mondo.

Giorgia Meloni
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A venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, alcuni dei principali leader politici italiani hanno ripercorso le ore in cui appresero dell’attacco alle Torri Gemelle di New York. All’epoca molti di loro erano lontani dagli incarichi istituzionali che ricoprono oggi e conducevano vite molto diverse.

Giorgia Meloni aveva 24 anni e si trovava a Roma, in via della Scrofa, per una riunione dedicata ad Atreju. Durante l’incontro la televisione era accesa e i presenti seguirono in diretta quanto stava accadendo negli Stati Uniti. La manifestazione, in programma pochi giorni dopo, venne annullata in seguito agli attentati.

Elly Schlein aveva invece 16 anni. Uscita da scuola, mentre tornava a casa a piedi, vide le prime immagini dell’attacco sul televisore esposto nella vetrina di un negozio. La segretaria del Pd ricorda soprattutto le torri in fiamme, il fumo su Manhattan e la sensazione immediata che quell’evento avrebbe avuto conseguenze profonde negli anni successivi.

Giuseppe Conte, che allora esercitava la professione di avvocato civilista e insegnava diritto privato all’Università di Firenze, stava lavorando su alcuni fascicoli e preparando un intervento accademico. Una telefonata lo avvertì di accendere la televisione. Rimase davanti allo schermo fino a sera, colpito in particolare dal crollo delle torri e dalla dimensione della tragedia.

Un ricordo legato a un momento quotidiano è quello di Angelo Bonelli. L’esponente di Avs stava correndo in pineta quando notò alcune persone raccolte davanti alla televisione di un chiosco. Si fermò anche lui e comprese che non si trattava di un incidente, ma di un attentato terroristico di portata eccezionale.

Nicola Fratoianni assistette invece alle immagini dalla televisione di casa, dove era costretto a letto con una gamba ingessata dopo un incidente stradale. Anche per lui quelle sequenze rimasero associate alla percezione immediata di un avvenimento destinato a cambiare gli equilibri internazionali.

Carlo Calenda si trovava al Salone dell’auto di Francoforte e lavorava alla Ferrari, mentre Matteo Salvini era nella sede della Lega in via Bellerio, a Milano, dove all’epoca svolgeva l’attività di giornalista nella redazione della Padania.

I racconti, pur diversi per luogo e circostanze, convergono sullo stesso punto: la forza delle immagini trasmesse in diretta e la consapevolezza che l’attacco agli Stati Uniti avrebbe aperto una nuova fase della storia contemporanea. Negli attentati dell’11 settembre morirono quasi tremila persone e migliaia rimasero ferite.

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