Venezia 83, Clooney teme l'AI in politica: Tornatore chiede limiti sull'uso dei morti
George Clooney alla Mostra di Venezia mette in guardia sui rischi dell’intelligenza artificiale per informazione e politica. Giuseppe Tornatore chiede limiti chiari all’uso dell’AI, soprattutto per ricreare persone morte.
L’intelligenza artificiale può trasformare il cinema, ma per George Clooney il pericolo più urgente riguarda la capacità di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. L’attore e regista statunitense ne ha parlato alla Mostra di Venezia, dove ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera e partecipato a un simposio dedicato al futuro della creatività nell’era dell’AI.
Clooney ha spiegato di essere cresciuto in un mondo nel quale ciò che si leggeva o si vedeva veniva generalmente considerato attendibile, mentre oggi il pubblico deve essere continuamente invitato a verificare immagini e informazioni. La sua maggiore preoccupazione riguarda quindi l’evoluzione dell’informazione e l’impiego dell’intelligenza artificiale nella politica, settore nel quale non ritiene sufficiente affidarsi alla sola regolamentazione dei governi.
L’attore, 65 anni, ha comunque ribadito di guardare al futuro con ottimismo e di continuare, insieme alla moglie Amal Clooney, a occuparsi delle questioni internazionali che considera rilevanti. Ha invece escluso ancora una volta un possibile ingresso diretto in politica, sostenendo che servano nuove persone e idee differenti.
Al confronto ha preso parte anche Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria della Mostra. La regista ha espresso curiosità ma anche dubbi sull’intelligenza artificiale, chiedendosi chi possa realmente beneficiare della sua diffusione. Gyllenhaal ha richiamato soprattutto il valore insostituibile del rapporto con la sensibilità e il pensiero di un altro essere umano. A Venezia ha presentato anche il cortometraggio “Flesh Impact”, dedicato a Marilyn Monroe e interpretato, tra gli altri, da Dakota Johnson ed Ellen Burstyn.
Giuseppe Tornatore ha concentrato il suo intervento sui limiti da fissare all’impiego delle nuove tecnologie. Secondo il regista, l’AI resta uno strumento creato dall’uomo e non dovrebbe arrivare a prevalere sulla creatività umana. Per questo, ha sostenuto, occorre stabilire regole capaci di impedire che le possibilità offerte dalla tecnologia finiscano per superare la volontà di chi l’ha sviluppata.
Tornatore ha citato anche il caso di produzioni capaci di riportare sullo schermo interpreti scomparsi. Tra gli esempi ricordati c’è Val Kilmer, morto nel 2025, la cui immagine può essere ricostruita attraverso strumenti digitali con il consenso degli eredi. Il regista di “Nuovo Cinema Paradiso” ha ammesso che sarebbe affascinante poter dirigere una leggenda come Buster Keaton, ma ha avvertito dei rischi legati alla promessa di una sorta di immortalità artificiale.
Il confine, secondo Tornatore, diventa ancora più delicato quando l’intelligenza artificiale viene utilizzata per simulare la presenza di persone morte nella vita privata, consentendo ai familiari di interagire con ricostruzioni digitali. Per il regista esiste quindi un limite oltre il quale la tecnologia non dovrebbe spingersi, lasciando all’essere umano la priorità nelle scelte creative ed emotive.
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