El Niño verso una fase molto intensa, rischi di eventi estremi fino al 2027

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El Niño è ormai consolidato e potrebbe persistere fino a febbraio 2027, aumentando il rischio di siccità, alluvioni e caldo estremo. L’Unicef avverte che oltre 162 milioni di bambini in Africa orientale e meridionale sono esposti.

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El Niño si è ormai stabilmente sviluppato nel Pacifico tropicale e nei prossimi mesi dovrebbe rafforzarsi fino a raggiungere un’intensità molto elevata. Le previsioni indicano una probabilità vicina al 100% che il fenomeno continui almeno fino a febbraio 2027, con possibili ripercussioni sulle temperature e sulle precipitazioni in numerose aree del pianeta.

Le acque del Pacifico centrale e orientale risultano eccezionalmente calde e sostengono un ulteriore rafforzamento del fenomeno. Tra la fine di luglio e la metà di agosto le anomalie settimanali della temperatura superficiale nella regione Niño 3.4 hanno oscillato indicativamente tra 2,2 e 2,6 gradi sopra la media, mentre in alcune zone le temperature sotto la superficie oceanica hanno superato di oltre 8 gradi i valori normali.

Un El Niño molto forte può modificare in maniera significativa la circolazione atmosferica, aumentando la probabilità di siccità, precipitazioni intense, inondazioni e ondate di caldo. Gli effetti, tuttavia, non saranno uguali ovunque e dipenderanno dalla stagione, dalla posizione geografica e dall’interazione con altri fenomeni climatici negli oceani Indiano e Atlantico.

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha descritto una situazione climatica caratterizzata da temperature marine e atmosferiche in continua crescita, avvertendo che il rischio di eventi meteorologici estremi sta aumentando. L’impatto di El Niño potrebbe inoltre proseguire anche dopo il momento di massima intensità del riscaldamento del Pacifico.

La segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Celeste Saulo, ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali del fenomeno. Siccità e alluvioni stanno già provocando danni in diverse aree e gli effetti potrebbero diventare più pesanti con il rafforzamento di El Niño. Per questo sono state intensificate le attività di previsione e preparazione insieme ai servizi meteorologici e idrologici nazionali.

Particolarmente delicata è la situazione nell’Africa orientale e meridionale. Più di 162 milioni di bambini, oltre due terzi dei minori della regione, vivono in territori esposti alle conseguenze dell’El Niño 2026-2027. Siccità, caldo estremo e inondazioni possono compromettere alimentazione, salute, disponibilità di acqua potabile, servizi igienici, istruzione e sicurezza.

I rischi più urgenti riguardano tredici Paesi: Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Madagascar, Malawi, Mozambico, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Uganda, Zambia e Zimbabwe. In Somalia, nello scenario più grave, le inondazioni potrebbero interessare direttamente fino a 2,5 milioni di persone, causando sfollamenti e difficoltà nell’accesso a cibo, cure, acqua e scuola.

In Etiopia decine di migliaia di bambini risultano vulnerabili soprattutto nelle aree già colpite da una forte insicurezza alimentare. In Sud Sudan, invece, la combinazione tra siccità, temperature elevate e allagamenti localizzati potrebbe aggravare malnutrizione, diffusione di malattie e spostamenti della popolazione.

Il fenomeno El Niño è legato al riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta generalmente ogni due-sette anni, dura circa nove-dodici mesi e tende a raggiungere la massima intensità tra novembre e febbraio. Non è provocato dal cambiamento climatico, ma può sommarsi al riscaldamento globale e contribuire a temperature particolarmente elevate su scala mondiale.

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