Minaccia russa in Europa, da Lipsia ai sabotaggi: cresce l'allarme sulla guerra ibrida

Notizia in breve

L’attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, attribuito dalla Germania alla Russia, riaccende l’allarme sulla pressione russa in Europa tra sabotaggi, cyberattacchi, interferenze GPS e operazioni clandestine contro infrastrutture e persone.

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Minaccia russa in Europa, da Lipsia ai sabotaggi: cresce l'allarme sulla guerra ibrida
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L’episodio che ha riportato la minaccia russa ai vertici dell’agenda europea risale all’inizio di agosto. All’aeroporto di Lipsia/Halle, in Germania, sono stati individuati droni dotati di esplosivo nei pressi di infrastrutture sensibili e di velivoli cargo. Dopo settimane di indagini, il governo tedesco ha attribuito il tentato attacco alla Russia, che ha respinto le accuse.

Il caso ha rafforzato la convinzione, sempre più diffusa nelle istituzioni europee e nella NATO, che le azioni ostili attribuite a Mosca non possano più essere considerate soltanto una successione di episodi isolati. Sabotaggi, incendi dolosi, attacchi informatici, disturbi ai sistemi di navigazione satellitare e operazioni clandestine vengono ormai osservati come parti di una strategia capace di esercitare pressione sull’Europa restando al di sotto della soglia di un conflitto militare aperto.

Ursula von der Leyen ha descritto questa situazione come una nuova normalità per la sicurezza europea. Anche il segretario generale della NATO Mark Rutte ha richiamato l’attenzione sulla crescente pericolosità delle operazioni russe, mentre l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha affermato che il tentato attacco di Lipsia presenta caratteristiche riconducibili al terrorismo sponsorizzato da uno Stato.

Gli incendi registrati negli ultimi anni mostrano quanto il fronte dei sabotaggi sia diventato concreto. Il 12 maggio 2024 un vasto rogo distrusse il centro commerciale Marywilska 44 di Varsavia, provocando la perdita di circa 1.400 negozi e attività. Le autorità polacche hanno successivamente sostenuto che l’incendio fu appiccato da una rete criminale che operava su incarico dell’intelligence russa.

Le stesse indagini hanno collegato il gruppo ad altre azioni in Europa, compreso l’incendio di un punto vendita IKEA a Vilnius, avvenuto il 9 maggio 2024, e alla preparazione di un ulteriore attentato incendiario a Riga. Secondo gli investigatori, alcune persone coinvolte sarebbero state utilizzate come esecutori materiali, consentendo ai mandanti di mantenere una maggiore distanza dalle operazioni.

Un altro settore particolarmente esposto è quello della logistica. Nel 2024 dispositivi incendiari nascosti all’interno di pacchi provocarono incendi in centri DHL di Birmingham e Lipsia. Le indagini europee hanno valutato anche la possibilità che quei colli fossero destinati a essere caricati su aerei cargo, circostanza che avrebbe potuto rendere gli effetti molto più gravi.

La pressione attribuita alla Russia non riguarda soltanto edifici e infrastrutture. Nel 2024 emerse anche un presunto piano per uccidere Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, uno dei principali gruppi tedeschi della difesa e tra le aziende impegnate nella fornitura di armamenti all’Ucraina. Le informazioni raccolte dall’intelligence statunitense furono trasmesse alla Germania, che rafforzò le misure di protezione attorno al dirigente.

Nel Nord e nell’Est dell’Europa un’altra minaccia si manifesta attraverso le interferenze ai sistemi satellitari. Nel Mar Baltico sono stati segnalati ripetuti fenomeni di jamming, che disturbano il segnale, e di spoofing, che trasmette invece coordinate false. Diverse analisi hanno indicato l’area di Kaliningrad tra le possibili zone di origine di una parte delle interferenze registrate nella regione.

Le conseguenze possono interessare l’aviazione civile pur senza rendere normalmente impossibile la navigazione degli aeromobili, che dispongono di sistemi alternativi. Il problema diventa però operativo negli aeroporti dove alcune procedure di avvicinamento dipendono fortemente dal segnale satellitare.

È quanto accadde a Tartu, in Estonia. Alla fine di aprile 2024 Finnair sospese per un mese i collegamenti con Helsinki dopo che due voli erano stati costretti a rientrare a causa delle interferenze GPS, che impedivano di completare la procedura di atterraggio prevista. I collegamenti ripresero dopo l’introduzione di un sistema di avvicinamento non dipendente dal GPS.

Alla pressione sulle infrastrutture fisiche si aggiunge quella digitale. Gruppi di hacker dichiaratamente filorussi, tra cui Killnet e NoName057(16), hanno rivendicato negli ultimi anni numerosi attacchi DDoS contro siti istituzionali e servizi pubblici europei. Per alcune di queste organizzazioni non sono disponibili prove pubbliche di una subordinazione diretta ai servizi di intelligence russi, ma la loro attività segue spesso obiettivi coerenti con gli interessi di Mosca.

Tra gli strumenti di pressione citati dai governi europei figura anche la gestione dei flussi migratori alle frontiere orientali dell’Unione. Russia e Bielorussia sono state accusate da diversi Paesi di aver favorito o sfruttato gli arrivi di migranti alle frontiere europee per creare difficoltà politiche e operative agli Stati confinanti.

La stessa definizione di guerra ibrida è diventata oggetto di discussione negli apparati di sicurezza. Kaupo Rosin, direttore del Servizio di intelligence estera dell’Estonia, ha contestato l’uso di un termine che considera troppo morbido di fronte ad attacchi informatici, sabotaggi e piani di assassinio. Secondo Rosin, alcune di queste operazioni possono essere considerate vere e proprie forme di terrorismo sostenuto da uno Stato.

Il problema per i governi europei riguarda anche la risposta. Azioni di intensità limitata e difficili da attribuire con certezza possono non provocare una reazione immediata, ma la loro successione rischia di produrre danni economici, tensioni sociali e costi crescenti per la sicurezza. Per questo UE e NATO stanno aumentando la protezione delle infrastrutture critiche e le capacità di sorveglianza.

Uno dei progetti più avanzati riguarda la difesa dai droni lungo il fianco orientale. L’iniziativa europea prevede una rete coordinata per individuare, seguire e neutralizzare velivoli senza pilota ostili. Nel 2026 il progetto ha iniziato a trasformarsi da proposta politica a programma operativo, con l’obiettivo di raggiungere capacità iniziali entro la fine dell’anno e una piena funzionalità successivamente.

La protezione riguarda anche cavi sottomarini, reti energetiche, sistemi di telecomunicazione e altre infrastrutture la cui interruzione potrebbe avere effetti su più Paesi contemporaneamente. La sorveglianza di queste strutture è diventata una componente stabile delle misure di sicurezza adottate dagli alleati europei.

Resta aperto anche il confronto sulle risorse finanziarie russe congelate dopo l’invasione dell’Ucraina. Nell’Unione europea sono immobilizzati circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa, dei quali circa 185 miliardi sono custoditi presso Euroclear in Belgio. Diversi governi vorrebbero ampliare il loro impiego a sostegno di Kiev, mentre Bruxelles continua a confrontarsi con i rischi giuridici e finanziari dell’operazione.

Il quadro che emerge è quello di una pressione esercitata con strumenti differenti e spesso difficili da collegare immediatamente a un unico mandante. Un drone, un incendio, un pacco incendiario, un attacco informatico o un segnale GPS disturbato possono produrre effetti molto diversi, ma per i servizi di sicurezza europei il rischio consiste proprio nella loro capacità di colpire senza assumere la forma riconoscibile di una guerra convenzionale.

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