Sparatoria al rave di Aarau, oltre 40 colpi sulla folla: un solo aggressore
La polizia svizzera ritiene che il 43enne arrestato per la sparatoria al rave di Aarau abbia agito da solo, esplodendo oltre 40 colpi contro la folla. Nell’attacco è morta la 22enne italiana Maria Spinelli e sei persone sono rimaste ferite.
Oltre quaranta colpi esplosi con un fucile d’assalto contro le persone presenti al rave di Aarau, in Svizzera. È la ricostruzione fornita dagli investigatori sulla sparatoria avvenuta nella notte tra sabato e domenica nell’area dell’ippodromo di Schachen, dove ha perso la vita Maria Spinelli, italiana di 22 anni.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il presunto responsabile è un cittadino svizzero di 43 anni residente nel Canton Giura. L’uomo avrebbe raggiunto in automobile un parcheggio vicino all’ippodromo, per poi proseguire a piedi verso la zona della festa e aprire il fuoco indiscriminatamente. Gli inquirenti ritengono con un grado di certezza molto elevato che abbia agito senza complici.
Il bilancio aggiornato dell’attacco è di una vittima e sei feriti. Cinque persone hanno riportato lesioni provocate direttamente dai proiettili, mentre una sesta sarebbe stata raggiunta da un frammento o da un colpo di rimbalzo. Due dei feriti risultano ancora ricoverati in ospedale. Alcune persone che si trovavano all’interno di un’auto presa di mira durante la sparatoria sono invece riuscite ad allontanarsi senza riportare ferite.
Il 43enne si è presentato alla polizia cantonale del Giura dopo l’attacco. Quando gli agenti lo hanno fermato, il veicolo utilizzato per gli spostamenti era già stato individuato dagli investigatori. Durante il primo interrogatorio l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere, fornendo soltanto informazioni personali.
Nella disponibilità dell’indagato sono state sequestrate tre armi da fuoco, una pistola e due fucili d’assalto. Le autorità hanno inoltre riferito che le armi risultavano regolarmente registrate. Il sospettato non era conosciuto dalla polizia e aveva lasciato l’esercito svizzero nel 2013.
Il procuratore Christoph Rüedi ha spiegato che il 43enne, al momento in cui si è consegnato, avrebbe riferito di stare male da tempo. Gli investigatori stanno quindi approfondendo anche le sue condizioni psichiche, mentre resta da chiarire il movente preciso della sparatoria.
Il comandante della polizia cantonale argoviese Michael Leupold ha definito l’episodio un atto di violenza indiscriminata. Gli elementi raccolti finora non indicano la presenza di altre persone coinvolte nella preparazione o nell’esecuzione dell’attacco e, secondo le autorità, non risultano più pericoli collegati alla sparatoria per la popolazione.
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