Ucraina, Putin teme il fallimento nel Donbass e valuta una nuova escalation militare
Vladimir Putin avrebbe scelto di intensificare la guerra in Ucraina temendo ripercussioni interne se la Russia non conquistasse il Donbass. Secondo indiscrezioni, il presidente russo temerebbe gravi conseguenze politiche in caso di mancato successo.
La prospettiva di chiudere la guerra in Ucraina senza aver conquistato l’intero Donbass rappresenterebbe per Vladimir Putin un rischio politico interno tale da spingerlo verso una nuova escalation militare. Dopo settimane di valutazioni, il presidente russo avrebbe scelto di aumentare la pressione sul fronte anche per evitare che un risultato giudicato insufficiente possa indebolire la sua posizione al Cremlino.
Secondo indiscrezioni attribuite a persone vicine alla leadership russa, Putin avrebbe già espresso in passato il timore delle conseguenze di un fallimento. Durante il conflitto avrebbe confidato al proprio entourage che, senza riuscire a presentare un esito positivo della guerra, «lo impiccherebbero». La conquista completa del Donbass sarebbe considerata da Mosca l’obiettivo minimo necessario per poter rivendicare una vittoria.
Alla base della scelta di proseguire con maggiore intensità ci sarebbe anche la convinzione che il sistema politico russo possa tollerare livelli elevati di violenza e sacrifici, ma non una sconfitta percepita. Per il presidente russo, mostrare debolezza potrebbe quindi avere conseguenze più pericolose del prolungamento delle operazioni militari.
Nel frattempo in Russia sarebbero aumentati i segnali di insofferenza verso la durata del conflitto. Un sondaggio del centro Levada indica che il 57% dei cittadini descrive la situazione nel Paese come «tesa», mentre tra i giovani sarebbero cresciuti i commenti contrari alla guerra sui social e la fiducia nella propaganda televisiva mostrerebbe segnali di erosione.
Il malcontento sarebbe ancora più marcato tra esponenti dell’élite politica ed economica, preoccupati per i costi economici e politici di una guerra che continua a consumare risorse. La prosecuzione dello scenario attuale, senza progressi decisivi, verrebbe considerata sempre meno sostenibile per il Cremlino.
Anche la recente visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe sarebbe stata interpretata dagli ambienti più vicini al potere russo come un segnale di debolezza degli Stati Uniti, secondo una lettura già applicata alla missione compiuta nel novembre 2021 dal suo predecessore Bill Burns.
In questa cornice Putin considererebbe l’escalation una delle poche opzioni disponibili per modificare l’andamento della guerra e impedire che il trascinarsi del conflitto alimenti ulteriormente il malcontento interno. La scelta potrebbe tradursi in un aumento degli attacchi contro l’Ucraina e in una pressione crescente sulla società russa.
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