Elezioni Usa, la Corte Suprema sblocca parte della stretta di Trump sul voto per posta

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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha consentito all’amministrazione Trump di procedere con parti dell’ordine sul voto per posta, revocando un blocco giudiziario. La battaglia legale proseguirà verso le elezioni di midterm di novembre.

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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera all’amministrazione di Donald Trump per procedere con alcune misure previste dall’ordine esecutivo che interviene sul voto per posta in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre 2026. La decisione, presa con sei voti contro tre, sospende il provvedimento con cui una giudice federale di Boston aveva fermato a giugno l’applicazione di alcune disposizioni contestate da 23 Stati a guida democratica e dal District of Columbia.

Il pronunciamento non stabilisce però se l’iniziativa del presidente sia conforme alla legge. La maggioranza conservatrice ha ritenuto prematuro il ricorso accolto in primo grado, perché le agenzie federali non avevano ancora completato l’attuazione delle misure previste. Gli Stati potranno quindi tornare davanti ai giudici qualora le nuove regole producano conseguenze concrete sulla gestione delle elezioni.

L’ordine di Trump affida al Dipartimento per la Sicurezza interna il compito di predisporre elenchi dei cittadini statunitensi adulti e prevede nuovi adempimenti per gli Stati e per il Postal Service nella gestione delle schede elettorali spedite per posta. Tra le disposizioni contestate figurano l’utilizzo di specifici sistemi di identificazione sulle buste e la trasmissione di elenchi degli elettori aventi diritto a ricevere le schede.

Trump sostiene che l’intervento sia necessario per impedire il voto illegale dei non cittadini. Il presidente ha più volte collegato il voto per posta a presunte irregolarità elettorali, senza che siano emerse prove di frodi diffuse capaci di modificare l’esito delle consultazioni. Gli Stati ricorrenti ritengono invece che la Casa Bianca stia invadendo competenze che la Costituzione assegna principalmente agli Stati e al Congresso.

Le tre giudici dell’area liberal hanno dissentito. Ketanji Brown Jackson ha criticato la scelta della maggioranza, sostenendo che obbligare gli Stati ad attendere l’applicazione delle misure prima di contestarle rischia di creare ulteriore caos mentre il calendario elettorale è già iniziato. Sonia Sotomayor ed Elena Kagan hanno precisato che la Corte non ha risolto la questione centrale, cioè la legittimità dell’intervento presidenziale sulle elezioni del novembre 2026.

La decisione non chiude comunque il contenzioso. Un altro provvedimento giudiziario continua infatti a impedire al Postal Service di applicare a livello nazionale una delle disposizioni dell’ordine. La vicinanza delle scadenze elettorali rende il quadro ancora più delicato, perché in alcuni Stati l’invio delle schede agli elettori, compresi militari e cittadini residenti all’estero, comincia già nelle prime settimane di settembre.

La Casa Bianca ha accolto favorevolmente il pronunciamento, ribadendo l’intenzione di portare avanti le misure volute dal presidente. Sul fronte opposto, gli Stati democratici hanno annunciato nuovi ricorsi. La procuratrice generale di New York Letitia James ha definito la decisione una battuta d’arresto, assicurando che la controversia continuerà, mentre il governatore della California Gavin Newsom ha confermato l’intenzione di difendere il sistema di voto per posta utilizzato nello Stato.

Il caso potrebbe quindi tornare rapidamente davanti ai tribunali e, in seguito, nuovamente alla Corte Suprema. I giudici della maggioranza hanno lasciato aperta la possibilità di esaminare le singole misure una volta applicate, senza anticipare un giudizio sulla loro legittimità. La disputa sul voto per posta resta così aperta a poche settimane dall’avvio delle operazioni elettorali per le elezioni di midterm.

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