Ghiacciaio Petermann, in Groenlandia si stacca un'isola di ghiaccio di 76,4 km²
Il 4 agosto 2026 dal ghiacciaio Petermann, nel nord-ovest della Groenlandia, si è staccata un’isola di ghiaccio di 76,4 km², spessa fino a 150 metri. È il maggiore distacco artico dal 2020 e potrebbe creare rischi per la navigazione.
Una vasta porzione della lingua galleggiante del ghiacciaio Petermann si è separata il 4 agosto 2026 nel nord-ovest della Groenlandia, dando origine a un iceberg tabulare esteso per 76,4 chilometri quadrati. La massa di ghiaccio, con uno spessore stimato fino a 150 metri, rappresenta la maggiore perdita di ghiaccio galleggiante registrata dal Petermann dal 2012 e il più grande evento di distacco osservato nell’Artico dal 2020.
Il fenomeno è stato seguito attraverso le immagini radar della missione satellitare Sentinel-1. Il giorno precedente al distacco erano già visibili segnali di deterioramento lungo la parte centrale della lingua glaciale, mentre il 4 agosto la grande isola di ghiaccio si è definitivamente separata dal settore orientale.
Il Petermann possiede una delle più importanti lingue glaciali galleggianti dell’emisfero settentrionale. Negli ultimi anni i ricercatori hanno osservato lo sviluppo progressivo di profonde fratture, capaci di indebolire la struttura e favorire nuovi episodi di distacco.
Le grandi isole di ghiaccio tabulari sono caratterizzate da una superficie relativamente piatta e da uno spessore considerevole. Sono comuni intorno all’Antartide, mentre nell’Artico risultano molto più rare. Proprio per questo il nuovo iceberg potrà fornire informazioni utili sull’evoluzione delle masse glaciali, sulla loro deriva e sui processi che ne provocano la frammentazione.
Il recente episodio potrebbe non essere isolato. Le fenditure presenti sulla lingua del Petermann fanno prevedere altri due possibili distacchi, con superfici stimate rispettivamente in circa 94 e 84 chilometri quadrati. Se entrambi si verificassero, insieme all’evento del 4 agosto la perdita complessiva raggiungerebbe circa 254 chilometri quadrati.
Una riduzione di queste dimensioni corrisponderebbe a circa il 22% della lingua glaciale del Petermann. Il monitoraggio proseguirà attraverso osservazioni satellitari, rilevamenti aerei e sistemi di tracciamento per seguire sia l’evoluzione delle fratture sia gli spostamenti dell’isola di ghiaccio appena formata.
La deriva di masse così grandi comporta anche conseguenze pratiche. Gli iceberg possono restare in movimento per anni e, frammentandosi, generare blocchi più piccoli e difficili da localizzare, con possibili rischi per le navi e per le attività offshore nelle acque artiche.
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