Russia, Putin ammette i danni dei raid ucraini: Mosca importa carburante e limita le vendite

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Gli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture russe stanno danneggiando l’economia, ha ammesso Vladimir Putin. Mosca ha avviato importazioni di carburante e nelle stazioni di servizio sono tornati limiti agli acquisti.

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La Russia sta subendo conseguenze economiche dagli attacchi ucraini contro impianti industriali, raffinerie e infrastrutture. A riconoscerlo è stato Vladimir Putin durante una riunione a Mosca del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali, pur escludendo effetti tali da mettere in crisi il sistema economico del Paese.

Secondo il presidente russo, l’economia continua a mostrare un andamento positivo, anche se con una crescita contenuta. Putin ha indicato tra i fattori che frenano l’attività economica sia le pressioni esterne sia gli attacchi contro strutture produttive e infrastrutturali. Le conseguenze, ha sostenuto, non sono state critiche, ma hanno comunque provocato danni che Mosca riconosce.

Le difficoltà sono particolarmente visibili nel settore dei carburanti. Dopo le ripetute interruzioni della capacità di raffinazione, la Russia ha iniziato a ricorrere alle importazioni per aumentare le disponibilità sul mercato interno. Il vicepremier Alexander Novak ha inoltre indicato l’adozione di misure che consentono di produrre e commercializzare temporaneamente carburanti appartenenti alle classi ambientali Euro 2, Euro 3 ed Euro 4.

Per trattenere più prodotto all’interno del Paese, il governo russo ha imposto dal primo agosto 2026 un divieto temporaneo all’esportazione di benzina, diesel e altri carburanti, destinato a restare in vigore fino al 31 gennaio 2027. La misura è stata presentata come uno strumento per mantenere stabile l’approvvigionamento nazionale.

Le autorità russe avevano già segnalato un aumento anomalo della domanda. Novak aveva riferito che le scorte disponibili erano considerate sufficienti per coprire il fabbisogno interno, ma gli acquisti dettati dal timore di nuove carenze avevano fatto crescere la richiesta di carburante di circa il 20-30%.

A Mosca sono intanto ricomparsi i limiti ai rifornimenti. Nelle stazioni automatizzate di Gazprom Neft gli acquisti di benzina sono stati limitati a 40 litri per cliente, mentre negli altri impianti della compagnia il tetto sale a 60 litri per veicolo. Per il diesel le restrizioni risultano più limitate.

Anche Lukoil ha introdotto restrizioni nella capitale e nella regione circostante, collegandole all’elevata domanda, a interventi di manutenzione non programmati nelle raffinerie e alla necessità di garantire la continuità delle operazioni nelle stazioni di servizio.

Rosneft ha invece fissato a 30 litri per veicolo il limite per gli acquisti di benzina nelle proprie stazioni in Russia, senza applicare lo stesso tetto al diesel. Le misure adottate dalle principali compagnie mostrano le difficoltà che il mercato russo dei carburanti sta affrontando dopo mesi di attacchi contro il sistema di raffinazione e distribuzione.

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