Vacanze dei premier, da Meloni a Letta: privacy, spese e polemiche sotto l'ombrellone
Le vacanze dei presidenti del Consiglio hanno spesso alimentato polemiche su privacy, sicurezza e spese, da Giorgia Meloni a Renzi, Conte e Monti. Altri premier, come Letta e Draghi, riuscirono invece a tenere un profilo molto più riservato.
Località pugliesi passate al setaccio e indiscrezioni rincorse per giorni, ma senza una conferma definitiva. Anche durante le ferie estive Giorgia Meloni ha scelto di proteggere la propria vita privata, evitando di rendere pubblici spostamenti e programmi. Un atteggiamento simile a quello adottato da Elly Schlein, che da segretaria del Pd ha mantenuto uno stretto riserbo sulle proprie vacanze.
Per chi guida il governo, però, separare completamente il tempo privato dal ruolo istituzionale è spesso complicato. Sicurezza, scorte, mezzi utilizzati e costi possono trasformare anche pochi giorni di riposo in un caso politico. Meloni lo aveva sperimentato nel 2025, quando un fine settimana trascorso a New York con la figlia diventò oggetto di un’interrogazione parlamentare di Italia viva. La presidente del Consiglio rivendicò in quell’occasione di aver agito nel suo ruolo di madre e annunciò iniziative legali.
Prima di lei era toccato a Matteo Renzi. Durante le festività natalizie, mentre era a Palazzo Chigi, un viaggio della sua famiglia verso la Valle d’Aosta a bordo di un Falcon 900 di Stato provocò contestazioni politiche. Renzi spiegò che gli spostamenti e le misure di protezione erano legati ai protocolli previsti per il presidente del Consiglio e precisò di avere sostenuto personalmente le spese per sci, pasti e skipass durante il breve soggiorno sulla neve.
Anche Giuseppe Conte dovette rispondere alle polemiche per una permanenza a Cortina d’Ampezzo. Una fotografia pubblicata sui social lo mostrò nei pressi di un resort della località dolomitica e la vicenda approdò in Parlamento con un’interrogazione. Conte spiegò di avere raggiunto la famiglia per Capodanno e che le spese erano state sostenute privatamente, respingendo l’idea di dover giustificare quella scelta.
Un caso molto diverso fu quello di Enrico Letta. Durante le vacanze di Natale del 2013, quando era presidente del Consiglio, riuscì a mantenere quasi completamente segreti i propri spostamenti. Riapparve a cavallo di Capodanno all’aeroporto di Trieste, insieme alla famiglia e senza l’abituale apparato visibile della scorta, dopo essere arrivato con un volo di linea. Da lì noleggiò un’auto per proseguire verso Slovenia e Croazia. La vacanza rimase lontana dalle polemiche.
Con Silvio Berlusconi il rapporto tra ferie e comunicazione era invece opposto. L’ex premier non mostrava particolare interesse a nascondere i propri soggiorni e spesso rendeva pubblici incontri e momenti privati. Nell’estate del 2004, dopo alcuni giorni senza apparizioni, fu fotografato a Porto Cervo con la bandana durante una passeggiata insieme a Tony Blair e alla moglie dell’allora primo ministro britannico.
Romano Prodi trascorse per diversi anni parte delle vacanze estive a Castiglione della Pescaia, in Maremma, insieme alla famiglia. Nel 2007 rimase nella località toscana per circa due settimane. I suoi soggiorni avvenivano con modalità molto più prevedibili rispetto alla riservatezza scelta da altri presidenti del Consiglio.
Mario Draghi adottò invece una formula ridotta al minimo nell’estate del 2021. Con numerosi dossier ancora aperti, compreso il Pnrr, trascorse la prima settimana di agosto lavorando a Palazzo Chigi e si concesse soltanto pochi giorni nella sua abitazione di Città della Pieve.
Le ferie di Massimo D’Alema furono legate soprattutto alla sua passione per la vela e alle navigazioni nel Mediterraneo a bordo di Ikarus, spesso raccontate dalla stampa. Mario Monti si trovò invece coinvolto in una discussione sui costi di un soggiorno familiare a Silvaplana, in Svizzera, dopo la pubblicazione di fotografie da parte di un settimanale.
Palazzo Chigi intervenne allora per precisare che l’alloggio utilizzato dalla famiglia Monti non era una villa di due piani e che il canone ammontava a 15 mila franchi svizzeri per quattro mesi, da giugno a settembre, e non a 10 mila euro per una sola settimana. Monti vi trascorse soltanto alcuni giorni, mentre i familiari utilizzarono l’appartamento anche in altri periodi. Una precisazione ufficiale che confermò, ancora una volta, quanto le vacanze di un presidente del Consiglio possano diventare materia di confronto politico.
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