Mauro Beleffi, pensione da 917 euro dopo 41 anni di contributi: scrive a Mattarella
Mauro Beleffi, 64 anni, dopo 41 anni di contributi riceve una pensione netta di 917,37 euro al mese e denuncia di non riuscire a coprire le spese quotidiane. Da Santarcangelo di Romagna ha scritto al Quirinale, al Governo e al Parlamento.
Dopo 41 anni di contributi versati, Mauro Beleffi riceve una pensione netta di 917,37 euro al mese. L’ex elettricista, 64 anni e residente a Santarcangelo di Romagna, racconta che la somma non gli consente di affrontare con serenità le normali spese familiari e ha deciso di rivolgersi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Governo e al Parlamento.
Beleffi sostiene di dover fare ogni mese i conti con bollette, spesa, medicinali e imprevisti, oltre alle necessità della moglie. La casa in cui vive è di proprietà e non deve quindi pagare un affitto, ma anche una spesa inattesa può compromettere il bilancio familiare. La sua preoccupazione, spiega, non è stabilire cosa acquistare, ma scegliere di volta in volta a cosa rinunciare.
La sua storia lavorativa è iniziata molto presto. A 15 anni ha cominciato a lavorare nella ristorazione, prima di passare al mestiere di elettricista. Nel corso degli anni è stato sia dipendente sia lavoratore autonomo, fino a maturare complessivamente 41 anni di contributi.
Beleffi ha inoltre un’invalidità civile riconosciuta al 75% e ha avuto accesso alla pensione grazie ai requisiti previsti per i lavoratori precoci. Quando ha conosciuto l’importo dell’assegno mensile, racconta di essere rimasto sorpreso perché si aspettava una cifra maggiore dopo una carriera lavorativa così lunga.
Secondo quanto riferisce, l’ammontare della pensione è legato ai contributi effettivamente versati durante gli anni di attività. Beleffi contesta però l’esito finale del calcolo, sostenendo di avere sempre corrisposto quanto richiesto e di avere pagato regolarmente tasse e contributi senza cercare scorciatoie.
Le difficoltà economiche lo hanno spinto a mettere per iscritto la propria situazione e a rivolgersi alle istituzioni. Nella lettera sostiene di non chiedere privilegi o trattamenti di favore, ma una pensione che gli permetta di sostenere le spese essenziali dopo decenni di lavoro.
La frase con cui ha sintetizzato la propria condizione è diventata il punto centrale del suo appello. Beleffi dice di non avere paura della morte, ma di «arrivare vivo alla fine del mese», riferendosi alla necessità di far bastare poco più di 900 euro fino all’accredito successivo.
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