Don Nelson morto a 86 anni, l'NBA saluta il pioniere del basket moderno
Don Nelson è morto a 86 anni, lasciando l’NBA senza uno dei suoi tecnici più innovativi. Cinque volte campione con Boston da giocatore, ha chiuso la carriera in panchina con 1.335 vittorie, oggi secondo dato di sempre nella lega.
Don Nelson è morto domenica 9 agosto all’età di 86 anni. La famiglia ha annunciato la scomparsa di una delle figure più influenti nella storia dell’NBA, protagonista prima sul parquet e poi in panchina. Nel corso della sua carriera ha legato il proprio nome soprattutto ai Boston Celtics da giocatore e, da allenatore, a Milwaukee Bucks, Golden State Warriors e Dallas Mavericks.
La parte più ricca di trofei arrivò con la maglia dei Celtics. Nelson conquistò cinque titoli NBA, nelle stagioni concluse nel 1966, 1968, 1969, 1974 e 1976. Boston ha poi ritirato il suo numero 19, riconoscimento riservato ai giocatori che hanno lasciato un segno profondo nella storia della franchigia.
Dopo il ritiro da giocatore iniziò una lunga carriera da allenatore. Nelson guidò Milwaukee, Golden State, New York e Dallas, accumulando 1.335 vittorie in regular season. Per quasi dodici anni rimase il tecnico con più successi nella storia dell’NBA, prima del sorpasso di Gregg Popovich nel 2022. Il suo totale resta il secondo più alto di sempre.
Nelson fu eletto tre volte NBA Coach of the Year, nel 1983, 1985 e 1992, e portò le sue squadre ai playoff in 18 occasioni. Non riuscì però a vincere il titolo NBA da allenatore, nonostante stagioni di alto livello e squadre capaci di competere stabilmente ai vertici.
Uno dei momenti più ricordati arrivò nel 2007, quando i suoi Golden State Warriors eliminarono al primo turno dei playoff i Dallas Mavericks, prima testa di serie della Western Conference. Fu una delle sorprese più clamorose nella storia della postseason e un esempio della capacità di Nelson di costruire squadre difficili da affrontare attraverso quintetti rapidi e soluzioni tattiche fuori dagli schemi tradizionali.
Il suo basket, spesso identificato con il soprannome “Nellie Ball”, puntava su ritmo alto, giocatori versatili, quintetti più piccoli e un uso meno rigido dei ruoli. Nelson sperimentò anche l’impiego del cosiddetto point forward, affidando a un’ala compiti di costruzione del gioco. Idee diventate comuni molti anni dopo nella pallacanestro NBA.
La sua esperienza non si limitò ai club. Nel 1994 guidò la nazionale degli Stati Uniti alla vittoria della Coppa del Mondo in Canada. Quella squadra, conosciuta come “Dream Team II”, comprendeva tra gli altri Shaquille O’Neal, Reggie Miller e Dominique Wilkins e concluse il torneo conquistando la medaglia d’oro.
Nelson ebbe inoltre un ruolo nella crescita di campioni destinati a diventare simboli dell’NBA. A Dallas contribuì allo sviluppo di Dirk Nowitzki, mentre a Golden State allenò Stephen Curry nella sua stagione da rookie, quando il futuro fuoriclasse dei Warriors muoveva i primi passi nella lega.
Dopo la notizia della morte sono arrivati numerosi messaggi dal mondo del basket. Nowitzki ha ricordato quanto Nelson abbia inciso sulla sua carriera, mentre Steve Kerr, allenatore dei Warriors, lo ha descritto come un innovatore capace di anticipare molte delle soluzioni tattiche oggi diffuse nell’NBA.
Nel 2012 Nelson era stato inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame come allenatore. Nel 2025 aveva ricevuto anche il Chuck Daly Lifetime Achievement Award, riconoscimento alla carriera assegnato dalla National Basketball Coaches Association.
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