Sinner e il ginocchio destro, prudenza sui carichi prima di Cincinnati e Us Open
Jannik Sinner ha effettuato controlli al ginocchio destro a Milano prima della trasferta negli Stati Uniti. Non è nota una diagnosi specifica, mentre lo staff gestisce con prudenza i carichi in vista di Cincinnati e degli Us Open.
Jannik Sinner ha effettuato alcuni controlli medici a Milano per verificare le condizioni del ginocchio destro, a pochi giorni dalla partenza per gli Stati Uniti. Il numero uno del ranking ATP si prepara alla stagione sul cemento americano, con il Masters 1000 di Cincinnati e soprattutto gli Us Open tra gli appuntamenti principali delle prossime settimane.
Al momento non è stata resa nota una diagnosi precisa sul problema avvertito dal tennista altoatesino. Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'Università del Salento e segretario generale della Simfer, invita quindi a non formulare conclusioni sul caso specifico. L'esperto osserva però che, in assenza di un trauma acuto, un fastidio al ginocchio in un tennista può essere collegato anche alle sollecitazioni ripetute accumulate durante allenamenti e partite.
Il tennis sottopone infatti gli arti inferiori a frenate improvvise, accelerazioni, scivolate, salti e continui cambi di direzione. Secondo Bernetti, quando i microtraumi ripetuti superano la capacità dei tessuti di recuperare, può svilupparsi una condizione da sovraccarico. In una situazione del genere la gestione dei carichi di lavoro diventa decisiva per evitare che un semplice fastidio evolva in un problema più serio.
Per questo la scelta di ridurre le sollecitazioni e sottoporre l'atleta a controlli e trattamenti mirati rappresenta, secondo il medico fisiatra, una forma di cautela coerente con le esigenze di un professionista. L'obiettivo è consentire al ginocchio di recuperare senza compromettere la preparazione per gli impegni successivi, con gli Us Open destinati ad avere un peso centrale nel calendario di Sinner.
I problemi agli arti inferiori sono frequenti nel tennis professionistico. Bernetti riferisce che possono rappresentare tra il 31% e il 67% degli infortuni complessivi registrati in questo sport, mentre il ginocchio sarebbe coinvolto in circa il 10-15% dei casi. Una parte consistente dei disturbi non sarebbe legata a un singolo episodio traumatico, ma al sovraccarico prodotto da movimenti ripetuti nel tempo.
Tra le condizioni più comuni figura la tendinopatia rotulea, favorita dalle continue spinte delle gambe durante il servizio e dai piccoli salti di preparazione eseguiti prima di rispondere ai colpi dell'avversario. Il dolore interessa generalmente la zona anteriore del ginocchio. Un quadro simile può riguardare il tendine del quadricipite, con sintomi localizzati invece nella parte superiore della rotula.
Un altro disturbo possibile è la sindrome femoro-rotulea, che coinvolge l'articolazione tra rotula e femore. Le ripetute flessioni necessarie per raggiungere le palle basse e gli spostamenti laterali possono aumentare il carico sulla cartilagine. Il dolore sulla parte esterna del ginocchio può invece essere associato alla sindrome della bandelletta ileotibiale, favorita dalla frizione ripetuta durante i movimenti laterali.
Nel tennis possono essere coinvolti anche i menischi, strutture che assorbono parte delle forze esercitate tra femore e tibia. Cambi di direzione e torsioni sottopongono il ginocchio a forti sollecitazioni. Le lesioni possono derivare da un episodio traumatico improvviso oppure svilupparsi progressivamente per effetto di micro-impatti e movimenti ripetuti.
Le forme degenerative possono rimanere poco evidenti per un periodo e manifestarsi successivamente con dolore lungo la rima articolare, sensazioni di cedimento, rumori o scatti durante il movimento e gonfiore. Le sollecitazioni possono interessare anche l'osso situato sotto la cartilagine, provocando edema soprattutto nella zona dei condili femorali o del piatto tibiale.
Il trattamento dipende comunque dalla diagnosi e dalle caratteristiche dell'atleta. Tra le possibilità indicate da Bernetti rientrano esercizio terapeutico in acqua, terapie fisiche strumentali e, quando ritenuto opportuno dagli specialisti, trattamenti infiltrativi con sostanze come acido ialuronico, plasma ricco di piastrine, collagene o ozono. Ogni intervento deve essere scelto sulla base del problema effettivamente riscontrato e della risposta individuale del paziente.
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