Beatrice Venezi torna in Russia, nuovi impegni dopo la rottura con La Fenice

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Beatrice Venezi annuncia il ritorno sul podio in Russia e nuovi concerti in Georgia, mentre considera chiusa la fase professionale con La Fenice. Resta aperto il contenzioso giudiziario dopo la fine della collaborazione con il teatro.

Beatrice Venezi
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Beatrice Venezi tornerà a dirigere in Russia e proseguirà la propria attività internazionale, lasciandosi alle spalle il rapporto professionale con il Teatro La Fenice. La direttrice d’orchestra ha annunciato un nuovo impegno a Novosibirsk, dove in autunno debutterà alla guida della Traviata di Giuseppe Verdi, oltre a una serie di concerti in Georgia previsti tra agosto e settembre.

La musicista ha parlato del proprio futuro durante una cena di gala organizzata in suo onore dall’imprenditrice Maria Caterina Dei nella tenuta di famiglia a Montepulciano, in provincia di Siena. Nell’intervista rilasciata ad Adnkronos, Venezi ha spiegato di voler concentrare le energie sui prossimi progetti artistici, pur senza rinunciare a tutelare le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie.

La collaborazione con la Fondazione Teatro La Fenice si è conclusa dopo mesi di forti tensioni. La designazione di Venezi come direttore musicale era stata comunicata il 22 settembre 2025 dal sovrintendente Nicola Colabianchi. La scelta aveva provocato proteste interne, lo stato di agitazione di orchestra e coro, scioperi, manifestazioni e distribuzione di volantini.

Il 26 aprile la Fondazione aveva poi annunciato l’interruzione di ogni rapporto professionale con la direttrice. La vicenda si è quindi chiusa sul piano lavorativo, ma resta aperta sotto il profilo legale. Venezi ha dichiarato di avere fiducia nella magistratura e di attendere che il procedimento chiarisca le responsabilità e gli eventi contestati.

La direttrice considera ormai terminata la fase veneziana e sostiene di averne già pagato conseguenze sufficienti. Il suo obiettivo, ha spiegato, è non rimanere legata a una controversia che ha avuto effetti sia sulla carriera sia sulla vita personale. La volontà è ripartire dalla musica, dai concerti e dalle collaborazioni all’estero.

Tra gli appuntamenti più rilevanti figura il ritorno in Russia. A Novosibirsk Venezi dirigerà per la prima volta La Traviata, uno dei titoli più rappresentativi del repertorio operistico italiano. In vista dell’esperienza, ha iniziato anche a studiare la lingua russa, ritenendola uno strumento utile per lavorare meglio con orchestra, interpreti e istituzioni locali.

La direttrice sarà inoltre nuovamente in Georgia, dove partecipa da diversi anni a un festival musicale. Il calendario prevede più concerti distribuiti tra agosto e settembre. Secondo Venezi, questi rapporti internazionali costituiscono ormai una componente stabile del suo percorso professionale.

Nel ripercorrere la controversia della Fenice, la musicista ha riconosciuto che alcuni passaggi avrebbero potuto essere gestiti diversamente. Ha parlato di errori compiuti da più parti e ha ammesso che, tornando indietro, valuterebbe con maggiore prudenza i primi segnali di conflitto, fino all’eventualità di rinunciare all’incarico.

Venezi ha ricordato di essere stata invitata a proseguire da diversi rappresentanti istituzionali, tra cui il sindaco, il sovrintendente e il ministro della Cultura. Quelle indicazioni, ha spiegato, l’avevano convinta a resistere e ad attendere una soluzione. Con il passare del tempo, tuttavia, la situazione non si è ricomposta e lo scontro è diventato sempre più ampio.

La parte più dolorosa, secondo la direttrice, non è stata la contestazione della nomina, ma il modo in cui il confronto si è spostato sul piano personale. Venezi ha riferito di aver letto affermazioni false sul proprio conto e di aver subito attacchi che, a suo giudizio, andavano oltre la legittima critica professionale.

Ha inoltre distinto la posizione di chi riceve una nomina da quella di chi la decide, osservando che la responsabilità della scelta appartiene all’ente o ai dirigenti che la compiono. Le reazioni sui social network avrebbero poi accentuato lo scontro, trasformando il dibattito in una contrapposizione spesso aggressiva.

Secondo Venezi, parte delle critiche sarebbe stata influenzata anche dalle sue posizioni pubbliche e politiche. La direttrice ha ammesso che esporsi in quel campo potrebbe essere stato un errore, perché le opinioni personali avrebbero finito per condizionare il giudizio sul suo lavoro musicale.

Ha ricordato che, prima della nomina veneziana, la propria attività aveva ricevuto valutazioni positive da ambienti differenti. Il cambiamento di tono registrato negli anni successivi l’ha portata a interrogarsi sul peso assunto dalle appartenenze ideologiche, oltre che sulle dinamiche legate al genere e alla generazione.

Venezi sarebbe stata la prima donna a ricoprire l’incarico di direttore musicale nei 234 anni di storia della Fenice. A suo avviso, anche questa novità avrebbe contribuito ad alimentare resistenze. La direttrice ha però riconosciuto che la propria esposizione politica può aver reso più difficile separare la valutazione artistica dalle opinioni personali.

La musicista ha ribadito di non voler rinnegare le proprie idee, ma di aver compreso quanto una presa di posizione pubblica possa influire sulla percezione di ogni scelta professionale. Oggi, ha aggiunto, manterrebbe alcune convinzioni nella sfera privata e concentrerebbe maggiormente la comunicazione sulla propria attività musicale.

Il futuro professionale di Venezi non riguarda soltanto i concerti. La direttrice sta lavorando anche a progetti che uniscono repertorio sinfonico, immagini e strumenti digitali. L’obiettivo è facilitare l’avvicinamento alla musica classica di un pubblico che non possiede una formazione specialistica.

La sua idea parte dalla differenza tra opera e musica sinfonica. Nel melodramma, regia, costumi, scenografie e trama offrono allo spettatore un percorso visivo e narrativo. Una sinfonia, invece, non presenta necessariamente una storia immediata e può risultare più difficile da seguire per chi la ascolta per la prima volta.

Per ridurre questa distanza, Venezi immagina produzioni capaci di collegare musica, immagini e tecnologia. Anche l’intelligenza artificiale potrebbe essere impiegata come strumento creativo, senza sostituire il lavoro umano o la sensibilità degli artisti, ma offrendo nuove modalità di rappresentazione.

Un altro progetto riguarda la formazione dei giovani e la trasmissione delle competenze tra generazioni. Venezi ritiene che il sistema musicale italiano rischi di perdere conoscenze maturate nel tempo se interpreti, compositori, librettisti e professionisti con maggiore esperienza non riescono a trasferirle a chi entra nel settore.

La direttrice vorrebbe contribuire alla nascita di una scuola dedicata alla tradizione dell’opera italiana. Il percorso dovrebbe approfondire non soltanto la composizione, ma anche la vocalità, l’interpretazione, il rapporto tra musica e parola e il lavoro congiunto tra autore e librettista.

Per Venezi, scrivere e mettere in scena un’opera richiede una preparazione artigianale che non può dipendere soltanto dal talento individuale. Servono pratica, confronto diretto e continuità tra maestri e nuove generazioni, così da preservare tecniche e competenze che rischiano di andare perdute.

La direttrice esclude infine l’esistenza di una formula unica per rilanciare teatri e festival. Ogni istituzione, sostiene, deve costruire una proposta legata alla città, al territorio e al pubblico di riferimento. Apertura ai giovani, formazione e sperimentazione restano però i punti principali del suo programma artistico per il periodo successivo all’esperienza veneziana.

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