Google Play amplia la verifica dell'età, debutto globale dell'API entro il 2026

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Google amplia a livello globale la Play Age Signals API, che consente di condividere con le app una fascia d’età senza documenti o selfie. Il sistema partirà da Australia e Canada e sarà disponibile ovunque entro il 2026.

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Google estenderà in tutto il mondo la Play Age Signals API, un sistema che permette agli sviluppatori di conoscere la fascia d’età degli utenti e adattare contenuti, funzioni e misure di sicurezza. Dopo la prima applicazione in Brasile, il servizio arriverà in Australia e Canada entro metà agosto, per poi raggiungere gli altri Paesi entro la fine del 2026.

La procedura non richiede l’invio di un documento d’identità né il riconoscimento tramite selfie. Per gli account supervisionati, i genitori possono scegliere attraverso Family Link di condividere con le applicazioni una fascia indicativa, per esempio 16-17 anni. Anche gli adulti potranno comunicare la propria età quando un’app ne farà richiesta.

La condivisione non avviene automaticamente. La funzione è facoltativa, può essere modificata o disattivata in qualsiasi momento e trasmette soltanto un intervallo anagrafico, non la data di nascita completa. Le fasce cambiano con la crescita del minore, così da consentire alle applicazioni di aggiornare nel tempo le esperienze disponibili.

Gli sviluppatori potranno usare il segnale ricevuto per limitare determinate funzioni, applicare impostazioni più prudenti o mostrare contenuti adatti all’età dichiarata. Google non imporrà un’unica configurazione a tutte le applicazioni, lasciando ai singoli servizi la responsabilità di stabilire quali protezioni adottare.

L’espansione arriva mentre diversi Stati americani stanno introducendo obblighi di verifica anagrafica per gli app store. In Texas la legge impone anche il consenso dei genitori per i minorenni che vogliono scaricare applicazioni o effettuare acquisti. Il 6 luglio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di sospenderne l’applicazione.

Il sistema presenta comunque alcuni limiti. La sua efficacia dipende dalla scelta degli utenti di condividere l’età, dall’attivazione dei controlli familiari e dall’integrazione dell’API da parte degli sviluppatori. Un minore potrebbe inoltre creare un account alternativo con dati anagrafici falsi, aggirando le restrizioni previste.

Per Google, la nuova API offre uno strumento utile a rispettare le norme che attribuiscono agli app store un ruolo nella protezione dei minorenni. Le leggi approvate in Louisiana e Utah, inizialmente previste per il 2026, sono state invece rinviate al 2027, mentre restano aperti i ricorsi legati alla libertà di espressione e ai poteri di controllo affidati alle piattaforme.

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