Matteo Lepore sotto scorta, il sindaco di Bologna: Non l'ho chiesta, mi fido dello Stato

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Matteo Lepore accetta la scorta disposta dalla Prefettura di Bologna dopo le minacce online, pur chiarendo di non averla richiesta. Il sindaco dice di fidarsi dello Stato e conferma che continuerà a muoversi liberamente in città.

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Matteo Lepore sarà accompagnato dalla scorta dopo le minacce ricevute online, ma precisa di non aver richiesto personalmente la misura di protezione. Il sindaco di Bologna aveva presentato una denuncia-querela e la Prefettura gli ha comunicato l’obbligo di attenersi alle disposizioni stabilite per la sua sicurezza.

Il primo cittadino ha ringraziato il Viminale, gli agenti incaricati della tutela e il personale di polizia. Ha spiegato che avrebbe preferito evitare le limitazioni alla propria libertà personale, ma ha assicurato che rispetterà la decisione delle autorità.

Le minacce erano comparse sui social dopo gli scontri avvenuti nel centro di Bologna tra lunedì 20 e martedì 21 luglio, al termine del presidio organizzato per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir. L’uomo era deceduto il 19 luglio nel quartiere Pilastro durante un intervento della polizia.

Alla domanda sui possibili rischi per la propria incolumità, Lepore ha risposto di sentirsi affidato alla protezione dello Stato. Ha ricordato che i sindaci, per il ruolo pubblico che ricoprono, sono spesso esposti a intimidazioni e situazioni pericolose.

La nuova misura non dovrebbe modificare il rapporto del sindaco con Bologna. Lepore ha annunciato che continuerà a frequentare liberamente la città, adottando le precauzioni richieste, perché considera essenziale mantenere un contatto diretto con i cittadini. Ha inoltre escluso conseguenze sulla sua eventuale candidatura alle prossime elezioni comunali.

Il sindaco ha chiesto di riportare l’attenzione sugli accertamenti relativi alla morte di Fakir e sulla necessità di chiarire quanto accaduto al Pilastro. Ha ribadito la vicinanza alla famiglia dell’uomo e la richiesta di verità e giustizia, richiamando anche le parole dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.

Lepore ha distinto la partecipazione al presidio pacifico dalle violenze scoppiate successivamente. Secondo il sindaco, le persone presenti per sostenere i familiari di Fakir non erano scese in piazza contro le forze dell’ordine. Sia lui sia la famiglia avevano condannato gli scontri.

Il primo cittadino ha infine espresso solidarietà agli agenti rimasti feriti durante i disordini di Bologna e al personale di polizia coinvolto nei recenti episodi avvenuti in Val di Susa.

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