Caro energia, imprese più indebitate per le bollette: investimenti e industria rallentano
Confindustria segnala che le imprese italiane aumentano i prestiti soprattutto per pagare le bollette energetiche, mentre investimenti, industria, consumi ed export rallentano e il rincaro di petrolio e gas pesa sul terzo trimestre.
Le imprese italiane ricorrono sempre più al credito per sostenere il pagamento delle Bollette energetiche, mentre diminuiscono le risorse destinate agli investimenti. È il quadro tracciato dal Centro Studi Confindustria nella Congiuntura flash di luglio, che segnala un avvio difficile del terzo trimestre per l’economia nazionale.
I prestiti alle aziende sono cresciuti del 3,5% su base annua, nonostante il costo medio del credito sia salito dal 3,33% di febbraio al 3,67% di maggio. Secondo gli industriali, l’aumento è legato soprattutto alla richiesta di liquidità necessaria a coprire le spese energetiche, più che al finanziamento di nuovi progetti produttivi.
La frenata degli investimenti emerge anche dall’andamento dei beni strumentali, la cui produzione ha smesso di crescere a maggio. Nel secondo trimestre sono inoltre peggiorate le previsioni di spesa delle imprese, condizionate dall’incertezza internazionale, dall’inflazione ancora elevata e da condizioni di accesso al credito più rigide.
A pesare sulle prospettive economiche è la nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran. A metà luglio i transiti navali attraverso lo Stretto di Hormuz sono diminuiti del 32%, provocando un nuovo aumento delle quotazioni energetiche. Il Brent ha raggiunto 91 dollari al barile il 21 luglio, dopo essere sceso a 72 dollari a giugno. Il valore resta inferiore al picco di 104 dollari registrato a maggio, ma supera nettamente la media di 69 dollari di febbraio.
Anche il gas ha ripreso a rincarare, arrivando a circa 60 euro per megawattora, contro una media di 33 euro a febbraio. L’aumento dei costi energetici rischia di mantenere alta l’inflazione e di ridurre il potere di acquisto delle famiglie, con effetti negativi sia sui consumi sia sulla produzione.
Nel primo trimestre la capacità di spesa era stata sostenuta da un aumento dello 0,8% del potere d’acquisto e da una quota di risparmio salita all’8%. Nei mesi successivi, tuttavia, il reddito disponibile è stato penalizzato dai prezzi e da una lieve diminuzione degli occupati rilevata a maggio.
Le vendite al dettaglio sono aumentate soltanto dello 0,1% in volume, mentre a giugno gli acquisti di automobili sono diminuiti dell’1,5%. Questi dati indicano una possibile frenata dei consumi nel corso dell’estate, dopo il debole sostegno registrato nei primi mesi dell’anno.
Anche l’industria mostra segnali di rallentamento. A maggio la produzione è scesa dello 0,3%, con una contrazione dello 0,8% per i beni intermedi e dello 0,5% per quelli di consumo. La crescita del 4,6% registrata nel comparto energetico ha limitato la flessione complessiva.
A giugno l’indice Pmi manifatturiero è passato da 52,9 a 52,2 punti, rimanendo sopra la soglia che separa crescita e contrazione. Sono diminuite le pressioni sui prezzi, ma si è indebolita la domanda alimentata nei mesi precedenti dall’accumulo di scorte.
Il settore dei servizi appare più stabile, grazie soprattutto alla ripresa del turismo internazionale. A maggio la spesa dei visitatori stranieri in Italia è cresciuta del 6,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre il Pmi dei servizi è salito a 50,2 punti a giugno, dai 49,4 di maggio.
Le esportazioni italiane di beni sono diminuite dello 0,4% in termini reali a maggio, dopo il calo del 2,6% registrato ad aprile. Il bilancio dei primi cinque mesi resta positivo, ma la crescita procede a un ritmo inferiore rispetto alla media di lungo periodo.
Le dinamiche cambiano in modo significativo a seconda dei mercati. Sono aumentate le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute soprattutto dai settori dei metalli e dei farmaci. L’export verso i Paesi del Mercosur è cresciuto del 21,2% su base annua, grazie in particolare a macchinari e prodotti farmaceutici, mentre sono diminuite le forniture dirette in Turchia, Spagna e Stati Uniti.
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