Bambini sotto i 3 anni senza smartphone, la proposta di legge arriva al Senato
Una proposta di legge presentata al Senato punta a evitare smartphone, tablet e altri schermi nei primi 36 mesi di vita, introducendo linee guida nazionali, formazione per genitori e operatori e servizi educativi senza dispositivi digitali.
Smartphone, tablet e altri dispositivi digitali dovrebbero restare fuori dalla vita quotidiana dei bambini fino ai tre anni. È l’obiettivo della proposta di legge presentata il 23 luglio 2026 al Senato dalla senatrice Simona Malpezzi, insieme alla Società italiana di pediatria e alla Fondazione Terre des Hommes Italia.
Il testo prevede l’adozione di linee guida nazionali per regolamentare l’esposizione agli schermi durante l’infanzia e l’adolescenza. Per i minori di 36 mesi l’indicazione sarebbe quella di evitare i dispositivi, mentre per le fasce d’età successive verrebbero fissati tempi massimi giornalieri e modalità di accesso graduale fino ai 18 anni.
Le linee guida dovrebbero essere emanate entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge dal ministero della Salute, con il coinvolgimento dei ministeri dell’Istruzione e della Famiglia. Il provvedimento punta anche a creare una rete di sostegno che accompagni i genitori fin dalla gravidanza attraverso corsi preparto, punti nascita, consultori, pediatri e servizi per la prima infanzia.
Nei percorsi di preparazione alla nascita sarebbero inseriti moduli dedicati agli effetti delle tecnologie digitali sui neonati. Alle famiglie verrebbero inoltre distribuiti materiali informativi, mentre pediatri di libera scelta e medici di medicina generale dovrebbero affrontare il tema durante i bilanci di salute dei bambini tra zero e tre anni.
La proposta vieta l’impiego dei dispositivi digitali nelle attività educative dei servizi pubblici e privati destinati alla fascia 0-3 anni. Asili nido e strutture per la prima infanzia dovrebbero privilegiare il gioco libero, il movimento, lo sviluppo del linguaggio e la relazione diretta con adulti e coetanei.
Un altro punto riguarda la formazione di pediatri, ostetriche, educatori, assistenti sanitari e assistenti sociali. I programmi universitari e i corsi di aggiornamento professionale dovrebbero includere contenuti sulla neurobiologia dello sviluppo e sui possibili rischi legati a un’esposizione digitale troppo precoce.
Alla base dell’iniziativa ci sono gli studi esaminati dalla Commissione Dipendenze digitali della Società italiana di pediatria. La revisione ha preso in considerazione 78 ricerche e ha rilevato associazioni tra un uso eccessivo degli schermi e difficoltà nel linguaggio, nell’attenzione, nella regolazione emotiva e nel sonno. Secondo i dati citati dai promotori, trenta minuti aggiuntivi al giorno possono raddoppiare il rischio di ritardo linguistico.
Il presidente della Sip, Rino Agostiniani, ha spiegato che nei primi anni il cervello ha bisogno soprattutto di esperienze reali, contatto, movimento, ascolto e interazione con gli adulti. La finalità, ha precisato, non è demonizzare la tecnologia, ma impedirne un’introduzione troppo precoce e offrire alle famiglie indicazioni concrete.
Il disegno di legge istituisce anche un Tavolo tecnico permanente presso il ministero della Salute. Ne farebbero parte istituzioni, Istituto superiore di sanità, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, società scientifiche, associazioni professionali, rappresentanti delle famiglie ed enti del Terzo settore.
L’organismo dovrebbe controllare l’applicazione delle misure, aggiornare le linee guida almeno ogni tre anni e promuovere nuove attività di ricerca. È prevista inoltre una relazione annuale alle Camere sugli effetti dell’esposizione digitale e sull’attuazione degli interventi.
La proposta ha raccolto adesioni trasversali. Tra i firmatari figurano parlamentari di Partito democratico, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle, Lega, Italia viva, Forza Italia, Alleanza Verdi e Sinistra, Noi moderati e Azione.
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