Omicidio Luca Esposito, l'autopsia conferma il pestaggio ma il cellulare resta un mistero
L’autopsia su Luigi “Luca” Esposito conferma i segni di una violenta aggressione, ma non chiarisce ancora la causa esatta della morte. A Eboli le indagini puntano sulla vita privata e sul cellulare scomparso, decisivo per ricostruire le ultime ore.
L’autopsia sul corpo di Luigi “Luca” Esposito ha confermato le conseguenze di una violenta aggressione, senza però stabilire con certezza la causa della morte. Il giornalista sportivo di 53 anni, trovato carbonizzato nella notte tra il 18 e il 19 luglio nelle campagne di Eboli, avrebbe riportato numerose fratture prima che il cadavere fosse dato alle fiamme.
L’esame medico-legale, durato quasi cinque ore, ha escluso al momento lesioni riconducibili a colpi di arma da fuoco, ipotesi avanzata nelle prime ore successive al ritrovamento. Restano necessari gli approfondimenti di laboratorio su tessuti e reperti, con analisi istologiche, tossicologiche e genetiche. Per questo motivo la salma è ancora sotto sequestro.
Le fratture riscontrate interessano diverse parti del corpo, tra cui il volto, le costole e il bacino. Gli investigatori ritengono quindi probabile che Esposito sia stato colpito ripetutamente, forse anche con un oggetto contundente. Non è stato ancora chiarito se la vittima fosse già morta quando il corpo è stato cosparso di liquido infiammabile e incendiato.
Le ricerche si concentrano anche nell’area di contrada Cioffi, una zona agricola isolata e priva di telecamere. I sommozzatori dei carabinieri hanno controllato un canale di scolo vicino al luogo del ritrovamento, alla ricerca dell’eventuale arma utilizzata nell’aggressione o di altri reperti utili.
Un elemento ritenuto decisivo è il cellulare di Esposito, che non è stato trovato né vicino al corpo né all’interno della sua Lancia Y bianca, parcheggiata a poca distanza. Il dispositivo potrebbe contenere chiamate, messaggi e contatti capaci di chiarire con chi avesse comunicato e quali appuntamenti avesse fissato nelle ore precedenti al delitto.
La presenza dell’auto fa ritenere che il giornalista sia arrivato personalmente nella zona. Le chiavi erano ancora con lui, ma resta da capire se avesse raggiunto il terreno per incontrare qualcuno o se fosse accompagnato. I carabinieri stanno esaminando i possibili percorsi seguiti dal veicolo e le immagini registrate lungo le strade di accesso.
La pista considerata più concreta riguarda la sfera personale della vittima. Gli inquirenti, allo stato degli accertamenti, non avrebbero individuato collegamenti diretti tra l’omicidio e l’attività giornalistica di Esposito, conosciuto come commentatore delle vicende calcistiche di Salernitana e Avellino.
Restano inoltre da chiarire le occupazioni che il 53enne sosteneva di svolgere durante la mattina. A familiari e conoscenti raccontava di effettuare sopralluoghi presso aziende agricole e di collaborare con strutture pubbliche. L’Arpac ha però escluso rapporti di lavoro o professionali, mentre non risultava iscritto all’Ordine dei Biologi.
Gli investigatori stanno ricostruendo la rete di amicizie, frequentazioni e rapporti professionali di Esposito. Le testimonianze raccolte finora non avrebbero permesso di spiegare perché si trovasse in piena notte in quella zona di Eboli. Il recupero del telefono e i risultati degli esami scientifici potrebbero fornire le risposte mancanti.
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