Trump prepara nuovi dazi su 60 Paesi, aliquote fino al 12,5% dopo lo stop della Corte Suprema
Donald Trump valuta nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni da 60 economie, mentre il prelievo globale del 10% scade il 24 luglio. La Casa Bianca cerca una base legale alternativa dopo lo stop della Corte Suprema.
Donald Trump sta valutando una nuova serie di dazi sulle importazioni provenienti da 60 economie, con aliquote comprese tra il 10% e il 12,5%. Le misure potrebbero sostituire il prelievo globale del 10% introdotto a febbraio e destinato a scadere il 24 luglio, con effetti diretti sui rapporti commerciali degli Stati Uniti.
L’amministrazione statunitense punta a utilizzare la Sezione 301 del Trade Act del 1974, che consente di adottare contromisure contro pratiche commerciali considerate scorrette. La procedura permetterebbe alla Casa Bianca di evitare il ricorso ai poteri economici di emergenza già contestati davanti ai giudici.
Nel febbraio 2026 la Corte Suprema ha stabilito che la legge sui poteri economici in caso di emergenza non autorizza il presidente a imporre dazi. La decisione ha colpito l’impianto giuridico usato per le tariffe reciproche annunciate da Trump il 2 aprile 2025, durante il cosiddetto “Liberation Day”.
La nuova strategia si basa sui risultati di indagini avviate dall’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti contro i Paesi accusati di non contrastare in modo adeguato l’ingresso di merci prodotte attraverso il lavoro forzato. Per alcune economie è stata proposta un’aliquota del 10%, mentre per le altre il livello potrebbe salire al 12,5%.
Tra i partner coinvolti figurano grandi interlocutori commerciali di Washington, compresi Unione europea, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Canada, Australia e diversi Paesi del Sud-est asiatico. Una seconda indagine riguarda inoltre l’eccesso di capacità produttiva in numerosi settori industriali.
I funzionari dell’amministrazione stanno studiando anche altri strumenti legali che potrebbero consentire l’introduzione di tariffe più elevate. L’obiettivo è ricostruire una parte del sistema doganale ridimensionato dalla sentenza della Corte Suprema e mantenere pressione sui partner durante i negoziati commerciali.
All’interno della Casa Bianca, tuttavia, alcuni consiglieri avrebbero invitato Trump alla prudenza. Il timore è che una nuova escalation possa aumentare i prezzi delle merci importate, creare instabilità sui mercati e pesare sulle famiglie americane a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato previste a novembre.
Le preoccupazioni economiche sono alimentate anche dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran, che hanno provocato nuove oscillazioni sui mercati energetici. Un rincaro del petrolio, sommato a dazi più estesi, potrebbe aumentare ulteriormente il costo della vita e complicare la strategia politica del presidente.
Notizie correlate
Dazi Usa, la Corte Suprema ferma Trump e divide i giudici conservatori La Corte Suprema blocca i dazi globali imposti da Donald Trump perché privi di autorizzazione del Congresso.
Usa, la Corte Suprema dà ragione a Trump: via libera ai dazi