Mossad e Ahmadinejad, il piano segreto di Israele per cambiare il potere in Iran
Israele avrebbe coltivato per anni contatti segreti con Mahmoud Ahmadinejad per affidargli un ruolo nella transizione iraniana. Il piano del Mossad, tra incontri a Budapest e un rifugio a Teheran, non si è però realizzato.
Israele avrebbe cercato di coinvolgere l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad in un progetto per sostituire la leadership della Repubblica islamica. I contatti riservati, avviati diversi anni fa e intensificati tra il 2023 e il 2025, avrebbero dovuto preparare il suo possibile ritorno al potere dopo un cambio di regime a Teheran.
La strategia attribuita ai servizi israeliani non riguardava soltanto Ahmadinejad. Il progetto avrebbe compreso anche il sostegno a gruppi curdi presenti nel nord dell’Iraq, da addestrare e armare in vista di un ingresso nell’Iran occidentale e di una successiva avanzata verso la capitale. Questa parte dell’operazione non è mai stata attuata.
Un ruolo decisivo nei contatti sarebbe stato svolto da alcuni viaggi dell’ex presidente iraniano a Budapest. Ahmadinejad fu invitato nel 2024 e nel 2025 alla Ludovika University of Public Service per partecipare formalmente a incontri dedicati al cambiamento climatico. Le visite avrebbero però offerto la copertura necessaria per colloqui con rappresentanti dell’intelligence israeliana.
Il rettore dell’ateneo, Gergely Deli, avrebbe ricevuto la richiesta di organizzare gli inviti da un alto esponente del governo ungherese. Deli ha spiegato di aver accettato perché riteneva che un confronto riservato tra rappresentanti di Paesi nemici potesse ridurre il rischio di nuove vittime.
Durante uno degli appuntamenti nella capitale ungherese, l’allora direttore del Mossad David Barnea avrebbe incontrato personalmente Ahmadinejad. Dopo l’avvio dei contatti, i servizi israeliani avrebbero informato anche la Cia. Israele avrebbe inoltre sostenuto parte delle spese di viaggio e di soggiorno dell’ex presidente, incontrandolo più volte fuori dall’Iran.
Il momento più delicato sarebbe arrivato il 28 febbraio 2026, nelle prime ore della guerra tra Israele e Iran. Un bombardamento colpì il complesso residenziale di Ahmadinejad a Teheran, distruggendo una struttura utilizzata dalle guardie del corpo e il suo veicolo blindato. Poco dopo, una Peugeot nera lo avrebbe prelevato per trasferirlo in un rifugio controllato dal Mossad sul territorio iraniano.
Ahmadinejad avrebbe tuttavia abbandonato la casa sicura dopo aver perso fiducia nell’operazione. Le circostanze della sua uscita non sono state chiarite. L’ex presidente è tornato in pubblico il 6 luglio, partecipando a Teheran al corteo funebre per la Guida Suprema Ali Khamenei.
Quattro funzionari iraniani sostengono che Ahmadinejad sia ora agli arresti domiciliari sotto la sorveglianza dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione. Le autorità avrebbero ricostruito una parte rilevante dei suoi rapporti con rappresentanti israeliani, ma non hanno diffuso comunicazioni ufficiali sulla sua posizione.
Presidente dell’Iran dal 2005 al 2013, Ahmadinejad aveva costruito la propria carriera su posizioni fortemente ostili a Israele, accompagnate dalla negazione dell’Olocausto e dal rilancio del programma nucleare iraniano. Dopo l’uscita dal governo aveva però iniziato a criticare l’apparato della Repubblica islamica, denunciando la corruzione e adottando toni più moderati.
Persone che hanno lavorato con lui riferiscono che l’ex presidente considerava ormai impossibile tornare al potere attraverso le istituzioni iraniane. Avrebbe quindi valutato la possibilità di guidare una fase di transizione sostenuta da governi stranieri, ipotizzando anche il riconoscimento di Israele e la normalizzazione dei rapporti diplomatici. Il Mossad e il portavoce di Ahmadinejad, Ali Akbar Javanfekr, non hanno commentato le accuse.
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