Hotel di lusso al Lido di Venezia, licenziamento dopo cinque giorni: confermato il risarcimento da 60mila euro

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Una dipendente di un hotel di lusso al Lido di Venezia, licenziata dopo appena cinque giorni con la motivazione del mancato superamento della prova, ha ottenuto un risarcimento di circa 60mila euro. La Corte d'Appello ha confermato l'illegittimità del licenziamento e il diritto all'indennizzo.

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Hotel di lusso al Lido di Venezia, licenziamento dopo cinque giorni: confermato il risarcimento da 60mila euro
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Una lavoratrice impiegata in un albergo di lusso al Lido di Venezia ha ottenuto un risarcimento complessivo di circa 60mila euro dopo essere stata licenziata a pochi giorni dall'inizio dell'attività. La Corte d'Appello ha confermato la decisione già presa in primo grado, ritenendo illegittimo il recesso disposto dall'azienda con la motivazione del mancato superamento del periodo di prova.

La vicenda prende avvio il 15 dicembre 2023, quando tra le parti viene sottoscritta una promessa di assunzione. Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, la dipendente ha iniziato a svolgere attività lavorativa tra il 21 e il 26 marzo 2024, mentre il contratto scritto è stato firmato soltanto il 28 marzo. Il licenziamento è stato poi comunicato verbalmente il 5 aprile 2024.

Per i giudici, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato era già iniziato nei giorni precedenti alla firma del contratto. Di conseguenza, il patto di prova richiamato dalla società non poteva essere considerato valido e il successivo licenziamento è stato dichiarato nullo.

Nel corso del giudizio, la società proprietaria dell'hotel ha sostenuto che, prima della sottoscrizione del contratto, la lavoratrice non avesse svolto vere mansioni, limitandosi a ricevere la divisa, il badge aziendale e ad alcune attività preliminari. La ricostruzione non è stata condivisa dai giudici, che hanno ritenuto significativa anche la fase di apprendimento del programma gestionale utilizzato dalla struttura, considerandola parte integrante dell'avvio del rapporto di lavoro.

La condanna prevede il pagamento di un'indennità pari a dodici mensilità calcolate sulla retribuzione mensile di 1.816 euro. A questa somma si aggiungono altre quindici mensilità, riconosciute dopo la rinuncia della lavoratrice alla reintegrazione nel posto di lavoro, oltre ai contributi previdenziali e alle spese legali sostenute nei due gradi di giudizio. L'importo complessivo raggiunge così circa 60mila euro. Resta ancora possibile un eventuale ricorso in Cassazione.

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