Belorado, chiesti 12 anni di carcere per le ex clarisse accusate di maltrattamenti e reati patrimoniali
Le sette ex clarisse scismatiche di Belorado rischiano fino a 12 anni di carcere ciascuna dopo la richiesta della procura spagnola per presunti maltrattamenti ai danni di cinque religiose anziane. Il processo riguarda anche reati patrimoniali e segue lo scisma con la Chiesa cattolica.
La procura spagnola ha chiesto una condanna a 12 anni di reclusione per ciascuna delle sette ex clarisse del monastero di Belorado, finite sotto processo dopo la rottura con la Chiesa cattolica. Le religiose, conosciute anche come le "monache dei cioccolatini" per la produzione di dolci artigianali apprezzati in ristoranti e negozi specializzati, respingono ogni accusa e sostengono di essere vittime di una persecuzione.
Secondo l'accusa, le imputate avrebbero maltrattato, umiliato e condizionato cinque consorelle anziane, tutte tra gli 87 e i 101 anni, approfittando delle loro condizioni di particolare fragilità. Il procedimento comprende contestazioni per coercizione, trattamento degradante, omissione di assistenza, abbandono di persone incapaci e presunti reati legati al patrimonio ecclesiastico.
L'inchiesta sostiene che quattro delle religiose anziane soffrissero di diversi livelli di deterioramento cognitivo, mentre una quinta fosse gravemente limitata nella comunicazione dopo un ictus. Per gli investigatori, le consorelle non sarebbero state adeguatamente informate della decisione di rompere con Roma e sarebbero state spinte ad aderire allo scisma senza poter comprendere pienamente la situazione.
La vicenda ha origine nel maggio 2024, quando la comunità annunciò l'uscita dalla Chiesa cattolica dopo il mancato via libera all'acquisto del convento di Orduña, nei Paesi Baschi. Le religiose aderirono successivamente alla Pia Unione dell'Apostolo San Paolo, gruppo non riconosciuto dalla Chiesa cattolica guidato da Pablo de Rojas Sánchez-Franco, scomunicato nel 2019. A guidare la ribellione fu l'allora badessa suor Isabel de la Trinidad, che dichiarò di non riconoscere più l'autorità del Papa.
Nel fascicolo processuale trovano spazio anche le condizioni riscontrate nel monastero di Orduña, dove le ex clarisse si erano trasferite dopo l'uscita dal convento di Belorado. Le consulenze disposte dalla magistratura descrivono ambienti con scarsa igiene, una cucina ritenuta poco curata e alimenti conservati in condizioni considerate non adeguate.
Le imputate devono inoltre rispondere di presunti reati contro il patrimonio ecclesiastico. Gli inquirenti ritengono che siano stati sottratti o messi in vendita beni appartenenti al monastero. Nell'ambito delle stesse indagini sono stati coinvolti anche un antiquario e l'ex badessa, mentre un ulteriore procedimento riguarda la vendita di 1,73 chilogrammi d'oro per un valore di circa 130 mila euro.
Le ex religiose, che oggi vivono tra La Puebla de Montalbán e il monastero di Orduña, continuano a dichiararsi completamente innocenti. In un comunicato hanno definito il procedimento una "caccia alle streghe" e sostengono che l'azione giudiziaria rappresenti una punizione per la loro scelta di rompere con l'autorità ecclesiastica.
La vicenda giudiziaria si inserisce in un contenzioso più ampio. Il Tribunale Supremo spagnolo ha infatti confermato in via definitiva lo sfratto delle ex clarisse dal monastero di Belorado, respingendo il loro ricorso e condannandole anche al pagamento delle spese processuali.
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