Attentato a Sigfrido Ranucci, quattro arresti e nuove intercettazioni sulla fuga all'estero

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I carabinieri hanno arrestato quattro persone ritenute coinvolte nell'attentato esplosivo contro il giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia nell'ottobre 2025. L'inchiesta punta ora a identificare i mandanti, mentre emergono intercettazioni e ipotesi di fuga all'estero.

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Attentato a Sigfrido Ranucci, quattro arresti e nuove intercettazioni sulla fuga all'estero
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Le indagini sull'attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci hanno portato all'arresto di quattro persone, ritenute dagli investigatori i presunti esecutori dell'esplosione che, il 16 ottobre 2025, distrusse le auto parcheggiate davanti all'abitazione del conduttore di Report a Torvaianica, nel territorio di Pomezia. Gli arrestati hanno un'età compresa tra 22 e 53 anni e risiedono tra le province di Napoli e Avellino. Secondo gli inquirenti avrebbero agito dietro compenso, su incarico di persone che non sono ancora state identificate.

Tra gli indagati figura anche una donna, accusata di aver partecipato a un sopralluogo davanti alla casa del giornalista alcuni giorni prima dell'attacco. Gli investigatori ritengono che il gruppo abbia pianificato con attenzione l'azione, eseguita utilizzando un ordigno esplosivo che provocò gravi danni ai veicoli e alle strutture esterne dell'abitazione, senza causare feriti.

Le intercettazioni raccolte durante l'inchiesta delineano il clima che precedette e seguì l'attentato. In una conversazione uno degli arrestati rivendica l'azione dicendo di aver collocato la bomba e sostiene di aver operato su richiesta di un intermediario. Dalle stesse conversazioni emerge inoltre la convinzione di poter contare sull'appoggio dei mandanti anche dopo l'esecuzione dell'attacco.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli organizzatori avrebbero predisposto un eventuale trasferimento all'estero per evitare l'identificazione degli esecutori. Nelle conversazioni si parla di soggiorni temporanei in Spagna, Austria e Francia, finanziati con carte ricaricabili e un sostegno economico fino a 200 euro al giorno. Tra le indicazioni fornite ci sarebbe anche quella di non portare con sé i telefoni personali e di utilizzare schede telefoniche dedicate da eliminare dopo ogni utilizzo.

La richiesta della Procura di Roma contestava inizialmente anche il reato di strage, ipotesi che non è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari. Restano invece contestati, a vario titolo, i reati legati all'utilizzo dell'ordigno esplosivo, al danneggiamento e alle aggravanti riconosciute nell'ordinanza cautelare.

Commentando gli sviluppi dell'inchiesta, Sigfrido Ranucci ha spiegato di aver sempre confidato nel lavoro degli investigatori e ha ringraziato il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il pubblico ministero Carlo Villani. Il giornalista ha aggiunto che sarà ora necessario chiarire tutti i livelli dell'organizzazione, individuare chi ha pianificato l'attentato e accertare il ruolo di eventuali complici e dei mandanti ancora ricercati.

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