Peruviani reclutati con false promesse in Russia, indagine sul presunto traffico di uomini verso il fronte ucraino

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Un presunto sistema di reclutamento che avrebbe attirato centinaia di cittadini peruviani in Russia con false offerte di lavoro, per poi inviarli a combattere in Ucraina. In Perù è aperta un'indagine per possibile tratta di esseri umani, mentre molte famiglie cercano ancora i propri cari.

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Peruviani reclutati con false promesse in Russia, indagine sul presunto traffico di uomini verso il fronte ucraino
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Un'inchiesta aperta dalla magistratura peruviana punta a fare luce sul reclutamento di centinaia di cittadini peruviani finiti a combattere nelle forze armate russe dopo essere stati convinti ad accettare presunte offerte di lavoro civile. Secondo quanto ricostruito dalle autorità, gli annunci diffusi soprattutto attraverso i social promettevano impieghi come cuochi o addetti alla sicurezza, stipendi elevati e un percorso agevolato per ottenere la cittadinanza russa.

Molti dei candidati, una volta arrivati in Russia, si sarebbero trovati in una situazione completamente diversa da quella prospettata. Ai nuovi arrivati sarebbero stati sequestrati i telefoni cellulari e sarebbe stato imposto di firmare contratti di arruolamento senza la presenza di interpreti né assistenza legale. Dopo un addestramento giudicato minimo, sarebbero stati trasferiti direttamente nelle zone di combattimento in Ucraina.

La procura del Perù sta esaminando il caso con l'ipotesi di tratta di esseri umani. L'indagine nasce anche dalle numerose denunce presentate dai familiari di persone scomparse dopo la partenza per la Russia, mentre proseguono le ricerche per ricostruire il destino dei connazionali di cui si sono perse le tracce.

Il reclutamento di cittadini stranieri non rappresenta un episodio isolato. Nei mesi precedenti erano già emerse segnalazioni sul coinvolgimento di civili provenienti da diversi Paesi africani, anch'essi convinti con promesse di lavoro e successivamente inseriti nelle unità impegnate nel conflitto.

Sul fronte orientale continuano intanto a operare anche i militari inviati dalla Corea del Nord a sostegno della Russia. L'intelligence militare ucraina sostiene che le forze di Pyongyang abbiano registrato oltre 7.000 perdite tra morti e feriti durante le operazioni nell'oblast di Kursk, nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025. Si tratta di una valutazione superiore alle precedenti stime diffuse dai servizi di intelligence sudcoreani e britannici.

Le perdite riguarderebbero la fase dell'incursione ucraina nella regione russa di Kursk, iniziata nell'agosto 2024 e conclusa nel marzo 2025 dopo il progressivo ripiegamento delle truppe di Kiev a causa delle difficoltà logistiche. Pyongyang non ha comunicato dati ufficiali sulle vittime subite e continua a mantenere il riserbo sul numero dei propri soldati impiegati nel conflitto.

Secondo l'intelligence ucraina, le autorità nordcoreane starebbero occultando il reale bilancio delle perdite. La diffusione di queste valutazioni arriva mentre Mosca e Pyongyang rafforzano la cooperazione militare avviata con il partenariato strategico che prevede assistenza reciproca in caso di attacco contro uno dei due Paesi.

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