Processo Ruby Ter, la Corte d'Appello riapre il dibattimento e ammette 39 testimoni

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La Corte d'Appello di Milano ha riaperto il dibattimento del processo Ruby Ter ammettendo 39 testimoni richiesti dalle difese. Le nuove udienze si terranno tra settembre e novembre e riguarderanno il procedimento per corruzione in atti giudiziari a carico di 22 imputati.

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Processo Ruby Ter, la Corte d'Appello riapre il dibattimento e ammette 39 testimoni
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Il processo d'appello sul caso Ruby Ter entra in una nuova fase. La seconda sezione della Corte d'Appello di Milano ha accolto gran parte delle richieste avanzate dalle difese, autorizzando l'audizione di 39 testimoni. L'istruttoria riprenderà nelle udienze già fissate per il 30 settembre, l'8 ottobre e il 29 ottobre, mentre il 3 e il 26 novembre saranno dedicati alla discussione finale delle parti.

Il procedimento coinvolge 22 imputati chiamati a rispondere dell'accusa di corruzione in atti giudiziari. Le contestazioni relative alla falsa testimonianza sono ormai prescritte, mentre la posizione di Silvio Berlusconi, assolto in primo grado, è definitivamente chiusa dopo la sua scomparsa. Il nuovo giudizio nasce dal rinvio disposto dalla Cassazione dopo l'annullamento della sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Milano nel 2023.

I giudici hanno respinto l'eccezione con cui le difese chiedevano di celebrare un nuovo processo di primo grado, ritenendo infondata la questione di legittimità costituzionale legata al ricorso diretto in Cassazione presentato dalla Procura contro la sentenza assolutoria. La Corte ha invece rinviato alla decisione finale le questioni costituzionali riguardanti la posizione giuridica delle giovani che avevano testimoniato nei precedenti processi sulle serate di Arcore. Respinta anche la richiesta di trasferire il procedimento a Siena per incompetenza territoriale.

Nel corso dell'udienza la Procura generale e la pubblica accusa si sono opposte alla riapertura dell'istruttoria, sostenendo che le richieste delle difese avessero carattere dilatorio. I magistrati hanno ricordato la complessità del processo di primo grado, durato sei anni, ribadendo che il nodo centrale resta l'accertamento dell'eventuale falsità delle deposizioni e dei presunti pagamenti contestati.

Di diverso avviso gli avvocati degli imputati, che hanno accolto con favore la decisione della Corte. I difensori hanno evidenziato come, durante il primo grado, molte testimonianze fossero state abbandonate dopo la decisione del Tribunale di dichiarare inutilizzabili alcune deposizioni delle cosiddette "olgettine".

Tra i possibili sviluppi del dibattimento non è esclusa la presenza di Karima El Mahroug, nota come Ruby, che potrebbe scegliere di rendere dichiarazioni spontanee davanti ai giudici. All'ultima udienza era presente soltanto l'imputata Miriam Loddo, attraverso il proprio legale, che ha ribadito le critiche della difesa nei confronti della prosecuzione del procedimento.

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