È morta Annunziata Verità, la partigiana sopravvissuta alla fucilazione nazifascista aveva 100 anni
Annunziata Verità, storica staffetta della Resistenza sopravvissuta a una fucilazione nazifascista nel 1944, è morta a Faenza all'età di 100 anni. La sua testimonianza contribuì anche ai processi del dopoguerra e rimane un simbolo della Liberazione.
Si è spenta nella notte a Faenza Annunziata Verità, una delle ultime testimoni dirette della Resistenza italiana. Aveva compiuto 100 anni lo scorso 1° febbraio ed era conosciuta come la partigiana "che visse due volte", definizione nata dalla sua incredibile sopravvivenza a una fucilazione delle Brigate Nere durante la Seconda guerra mondiale.
Con il nome di battaglia "Mallì", Verità scelse giovanissima di entrare nella Resistenza come staffetta partigiana. Trasportava messaggi destinati ai militanti dei Gruppi di azione patriottica, spesso nascondendoli tra gli abiti per eludere i controlli. La sua scelta maturò per la volontà di opporsi al fascismo e difendere la libertà, dopo aver conosciuto da ragazza un antifascista perseguitato dal regime e grazie all'impegno del fidanzato Marx "Max" Emiliani, anch'egli partigiano.
Il suo compagno fu ucciso dai fascisti il 30 dicembre 1943. Alcuni mesi più tardi anche Annunziata venne catturata durante un rastrellamento, processata sommariamente e condannata a morte. All'alba del 12 agosto 1944 fu condotta a Villa San Prospero insieme ad altri quattro giovani e raggiunta dai colpi del plotone di esecuzione.
Rimasta soltanto ferita alle braccia e di striscio alla fronte, riuscì a salvarsi perché il suo corpo finì sotto quello degli altri condannati. Dopo essersi liberata con i denti dalla corda che la teneva legata agli altri prigionieri, trovò la forza di fuggire e venne soccorsa da altri partigiani. Pochi mesi dopo, il 17 dicembre 1944, Faenza fu liberata.
Nel dopoguerra la sua testimonianza ebbe un ruolo anche nei procedimenti giudiziari contro gli appartenenti alle Brigate Nere. Nel corso degli anni riuscì a identificare tre componenti del plotone che aveva tentato di ucciderla. Per molto tempo, però, preferì non raccontare la propria esperienza nemmeno ai familiari.
Solo molti anni più tardi decise di rompere il silenzio, affidando il racconto della sua vita al giornalista Claudio Visani, che ne trasse il libro La ragazza ribelle. La sua vicenda è stata inoltre raccolta nel Memoriale della Resistenza italiana attraverso una lunga videointervista.
Annunziata Verità rimase sempre a vivere nella sua città, dove lavorò per circa venticinque anni come bidella del liceo scientifico. Negli ultimi tempi risiedeva in una casa famiglia, assistita dai nipoti. Negli anni recenti aveva dovuto affrontare anche le conseguenze delle alluvioni che hanno colpito Faenza, venendo evacuata in due occasioni.
Nei giorni precedenti alla morte aveva accusato problemi respiratori ed era stata accompagnata in Pronto soccorso. Tornata nella struttura in cui viveva, è deceduta nel suo letto. I funerali civili si svolgeranno mercoledì mattina a Faenza con una cerimonia pubblica organizzata dal Comune e dall'Anpi. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, l'ha ricordata come un esempio destinato a rimanere nella memoria collettiva.
Annunziata Verita`

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