Legge elettorale e premierato, il Melonellum arriva alla Camera e divide i partiti

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La proposta di nuova legge elettorale legata al premierato arriva alla Camera e apre lo scontro politico, con premio di maggioranza al 42%, liste bloccate e petizione di Riccardo Magi a Mattarella contro il «Melonellum».

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La nuova legge elettorale collegata alla riforma del premierato è arrivata all’esame della Camera e ha riaperto lo scontro tra maggioranza e opposizioni. Il testo, ribattezzato «Melonellum» dai critici, punta a sostituire l’attuale sistema di voto con un modello proporzionale corretto da un premio per chi vince.

Il punto più discusso riguarda il premio di maggioranza. La proposta prevede 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione che ottenga almeno il 42% dei voti, con un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori. Se nessuno raggiunge quella soglia, o se il risultato non è coerente tra Camera e Senato, l’assegnazione dei seggi avverrebbe con criterio proporzionale.

Il nuovo impianto supererebbe il Rosatellum, oggi basato su una combinazione di collegi uninominali e quota proporzionale. Nel sistema in vigore gli elettori scelgono partiti e coalizioni, mentre il Presidente della Repubblica conferisce l’incarico di formare il governo alla personalità che può ottenere la fiducia delle Camere.

Con la riforma del premierato, invece, il nome del candidato alla guida del governo diventerebbe parte centrale della competizione elettorale. Le liste dovrebbero indicare il premier sostenuto e il sistema di voto sarebbe costruito per favorire una maggioranza parlamentare più stabile attorno al vincitore.

Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha promosso una raccolta firme rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’iniziativa, secondo quanto comunicato dal partito, ha superato in poche ore le 5.000 adesioni e chiede un intervento istituzionale a tutela degli equilibri costituzionali.

Le opposizioni contestano soprattutto liste bloccate, premio di governabilità e legame tra voto parlamentare e candidato premier. Secondo i critici, il rischio è ridurre il peso della rappresentanza e rendere più difficile l’azione delle minoranze in Parlamento.

La maggioranza difende invece la riforma come uno strumento per rendere più stabile l’esecutivo e limitare le crisi di governo durante la legislatura. Il confronto ora si sposta nell’Aula di Montecitorio, dove il testo dovrà affrontare il passaggio politico più delicato.

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