Usa-Iran, nuovi colloqui a Doha sui fondi congelati e tensione sul nucleare
Usa e Iran preparano nuovi colloqui a Doha a luglio sui fondi iraniani congelati, mentre resta aperto il dossier nucleare. La tensione coinvolge Hormuz e il Libano, dove Hezbollah contesta l’accordo quadro con Israele firmato a Washington.
Stati Uniti e Iran dovrebbero tornare al tavolo nel mese di luglio a Doha, in Qatar, per un nuovo round di colloqui dedicato soprattutto ai fondi iraniani bloccati all’estero dalle sanzioni internazionali. Il dossier nucleare resterebbe invece al centro di una fase successiva, che dovrebbe svolgersi in Pakistan.
La mediazione regionale continua a muoversi su più binari. Il premier pakistano Shehbaz Sharif è atteso in Iran il 2 luglio, mentre Washington e Teheran cercano di mantenere aperto un canale politico dopo settimane di tensioni militari e diplomatiche.
Un altro passaggio riguarda lo Stretto di Hormuz, snodo decisivo per il traffico energetico mondiale. Tra Iran e Stati Uniti sarebbe stato attivato un canale di comunicazione di natura diplomatica per ridurre il rischio di incidenti nell’area e gestire il transito delle navi commerciali.
Il clima resta però instabile. Teheran ha accusato Donald Trump di aver violato gli impegni di tregua dopo nuovi raid statunitensi nella zona dello Stretto di Hormuz. Da Washington, invece, la linea resta quella della pressione politica e militare sull’Iran.
Il vicepresidente americano JD Vance, intervistato da Bill Maher, ha difeso l’impostazione dell’amministrazione Trump. Vance ha sostenuto che gli Stati Uniti uscirebbero comunque rafforzati dalla trattativa: con un’intesa finale, oppure senza accordo, perché il programma nucleare iraniano sarebbe stato colpito duramente e Teheran risulterebbe più debole.
Il fronte libanese aggiunge un altro elemento di crisi. A Washington è stato firmato un accordo quadro tra Israele e Libano che prevede il ritiro israeliano da alcune aree pilota nel sud del Libano e il dispiegamento dell’esercito libanese, con l’obiettivo di ridurre la presenza armata di Hezbollah.
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto l’intesa definendola nulla e lesiva della sovranità libanese. Il movimento sciita contesta il legame tra il ritiro israeliano e il disarmo delle sue milizie, mentre in diverse zone del Libano si sono registrate proteste contro l’accordo.
Benjamin Netanyahu ha presentato l’intesa come un risultato favorevole a Israele e una sconfitta per Iran e Hezbollah. Il premier israeliano ha chiarito che l’esercito manterrà una zona di sicurezza nel sud del Libano finché riterrà presenti minacce, riservandosi libertà d’azione contro rischi immediati per i propri soldati.
Israele ha confermato il ritiro da due piccole aree controllate nel sud del Libano nell’ambito di un progetto pilota. Secondo Netanyahu, una delle zone si trova fuori dall’area di sicurezza e l’altra lungo il confine, in un punto dove le forze israeliane non avrebbero più necessità operative dirette.
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