Al Bano contro l'IA musicale, la voce finisce al centro della battaglia sui diritti

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Al Bano ha scoperto che oltre 232 brani del suo repertorio compaiono nel dataset LAION-DISCO-12M per l’IA musicale; il cantante di Cellino San Marco vuole proteggere la voce e chiede regole contro l’uso non autorizzato dei brani.

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Al Bano Carrisi ha deciso di intervenire per proteggere la propria voce dopo aver saputo che oltre 232 brani del suo repertorio risultano presenti nel dataset LAION-DISCO-12M, una raccolta di milioni di tracce e metadati usata nel settore dell’intelligenza artificiale applicata alla musica.

Il cantante pugliese, nato a Cellino San Marco, ha raccontato di essere rimasto sorpreso dalla scoperta. Da un lato ha riconosciuto il peso del proprio catalogo, dall’altro ha contestato l’uso di canzoni e registrazioni senza un consenso esplicito degli artisti o dei titolari dei diritti.

Il punto più delicato riguarda la possibilità che quei materiali vengano impiegati per addestrare sistemi capaci di creare brani nello stile di un interprete riconoscibile. Per Al Bano il problema non riguarda solo la composizione musicale, ma anche il rischio che un modello possa imitare il suo timbro vocale e generare contenuti attribuibili alla sua identità artistica.

Per questo il cantante ha spiegato di voler cercare strumenti legali per blindare la propria voce e impedire utilizzi non autorizzati. La sua posizione si inserisce nel confronto sempre più acceso tra musicisti, produttori, piattaforme digitali e sviluppatori di tecnologie generative.

Al Bano ha paragonato l’uso non autorizzato delle opere a un ingresso abusivo in casa, con qualcuno che prende ciò che trova e lo riutilizza a proprio piacimento. Una metafora dura, scelta per descrivere la sensazione di perdita di controllo su canzoni, interpretazioni e identità professionale.

Il tema tocca un nodo centrale per la musica italiana e internazionale: le opere pubblicate online possono essere rintracciate, indicizzate e trasformate in dati utili ai sistemi automatici, ma resta aperta la questione del consenso, della remunerazione e della tutela degli artisti.

Pur criticando l’uso dell’intelligenza artificiale nella creazione musicale, Al Bano ha ammesso che il progresso tecnologico non può essere fermato. Secondo il cantante, però, servono regole in grado di difendere l’unicità degli interpreti e di evitare che voce, stile e repertorio diventino materiale sfruttabile senza autorizzazione.

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