Aleksandr Lunin sfida Putin, il video virale agita l'esercito russo

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Aleksandr Lunin, ex militare russo e blogger di Voronezh, ha chiesto un incontro in diretta con Putin denunciando abusi nell’esercito. Il Cremlino ha preso atto del video virale, ma Peskov parla di formulazioni “strane”.

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Aleksandr Lunin, ex militare russo originario della regione di Voronezh, ha chiesto a Vladimir Putin un incontro pubblico e trasmesso in diretta per riferire al presidente ciò che, a suo dire, accade dentro l’esercito impegnato nella guerra contro l’Ucraina.

Il messaggio, diffuso sui social, ha raggiunto milioni di visualizzazioni in poche ore e ha trasformato Lunin in un caso politico e militare. Nel video l’ex soldato sostiene di voler portare al Cremlino filmati e testimonianze ricevute dai militari al fronte, denunciando abusi, torture e punizioni contro chi avrebbe rifiutato ordini considerati suicidi.

Secondo il suo racconto, decine o centinaia di soldati sarebbero stati rinchiusi in celle sotterranee, picchiati o costretti a subire violenze. Lunin afferma anche che alcuni militari sarebbero poi indicati come dispersi, dopo essere stati “azzerati” dai propri comandanti. Le accuse, molto gravi, non sono state accompagnate da prove verificabili nel video diventato virale.

L’ex militare ha chiesto un faccia a faccia con Putin al Cremlino e ha avvertito che un rifiuto potrebbe portare a conseguenze pesanti, fino alla rivolta di reparti dell’esercito contro la presidenza. In un secondo messaggio ha sostenuto di non essere il capo di una ribellione, ma solo il tramite scelto da persone vicine agli ambienti militari e della sicurezza.

Lunin ha raccontato di essere stato avvicinato da tre uomini a bordo di un’auto nera, presentatisi come legati al ministero della Difesa e a quello dell’Interno. Sarebbero stati loro, secondo la sua versione, a chiedergli di consegnare il messaggio al presidente dopo un suo precedente appello pubblicato nello stesso mese.

Il profilo dell’uomo è legato al fronte ucraino. Lunin, 39 anni, avrebbe servito nella 150esima divisione motorizzata fucilieri dell’8ª Armata combinata delle Guardie ed è stato ferito durante il conflitto. In passato avrebbe assunto il cognome Lunin al posto di Pustovalov e avrebbe partecipato a operazioni di combattimento in diverse aree di crisi dal 2019.

Nel dicembre 2022 era entrato nel battaglione volontario Sudoplatov, formato dalle autorità filorusse nell’area di Melitopol, nel sud-est dell’Ucraina occupato. Avrebbe poi guidato un plotone di ricognizione e ricevuto addestramento come operatore di mortaio e artiglieria. Tra le zone in cui ha prestato servizio viene citato anche il fronte di Kursk, dove sarebbe rimasto ferito.

Il rapporto con l’ambiente militare si sarebbe incrinato nel 2025, dopo la pubblicazione di un video nel quale denunciava l’invio di due soldati in missione senza fucili. Da marzo Lunin ha intensificato l’attività online, pubblicando centinaia di video che, secondo lui, gli sarebbero stati inviati da militari schierati al fronte.

Dopo la diffusione del primo appello, Lunin ha alzato il tono parlando di un possibile “tritacarne” in Russia nel caso in cui fosse accaduto qualcosa a lui o alla sua famiglia. Più tardi ha però ridimensionato il messaggio, sostenendo di non avere nulla contro Putin e indicando come bersaglio principale alcuni blogger filoguerra.

Il Cremlino ha reagito con cautela. Il portavoce Dmitry Peskov ha detto che l’amministrazione presidenziale è stata informata dell’esistenza dell’appello, ma che i video non erano ancora stati esaminati. Ha definito “strane” le formulazioni attribuite a Lunin e ha rimandato ogni valutazione a una visione diretta del materiale.

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