Aline Pereira Ghammachi lascia i voti, nuova vita dopo il monastero di Vittorio Veneto

Notizia in breve

Aline Pereira Ghammachi e altre quattro ex monache di Vittorio Veneto hanno ottenuto l’indulto di uscita e la dispensa dai voti; l’ex badessa rivendica la scelta come atto di coerenza e continua una vita di preghiera e accoglienza.

Vittorio Veneto
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Aline Pereira Ghammachi guarda alla sua nuova vita fuori dall’ordine cistercense dopo l’indulto di uscita concesso dal Vaticano a lei e ad altre quattro monache del monastero dei Santi Gervasio e Protasio, a San Giacomo di Veglia, nel territorio di Vittorio Veneto. Il provvedimento comporta la dispensa dai voti e dagli obblighi legati alla professione religiosa monastica.

L’ex badessa respinge però l’immagine di una resa. Nelle sue parole, la sconfitta sarebbe stata rinunciare alla propria vocazione. Per questo non ama definirsi un’ex suora: si considera una cristiana chiamata a seguire il Signore anche fuori dalla forma giuridica della vita monastica.

La decisione è arrivata dopo più di un anno dall’uscita dal monastero, seguita al commissariamento della comunità e alla rimozione della guida precedente. Aline Pereira Ghammachi sostiene che la richiesta di dispensa sia stata una scelta consapevole, maturata per restare fedele alle proprie convinzioni e proseguire senza dipendere dalla diocesi o da un istituto religioso.

Con le altre donne che hanno condiviso il percorso, continua a vivere in comunità. La quotidianità resta legata alla preghiera, all’accoglienza e ad attività di aiuto, anche se non più nella condizione canonica di monache. Per Aline, la nuova fase rappresenta una libertà concreta nel portare avanti il cammino iniziato.

Il distacco dal monastero non è stato semplice. L’ex badessa racconta un avvio difficile, senza casa e senza certezze materiali, ma segnato anche dall’aiuto ricevuto da molte persone. La rete di solidarietà ha permesso al gruppo di ricominciare e di costruire una nuova stabilità.

Aline Pereira Ghammachi si definisce ancora pienamente cattolica, ma ritiene che nella vicenda non sia stata raggiunta una piena giustizia. Il suo appello riguarda anche altre religiose che, a suo dire, vivono situazioni di sofferenza simili. Non esclude, se necessario, di rivolgersi direttamente al Papa.

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