Trump attacca i democratici, stop alla legge sulla casa per imporre la riforma elettorale
Donald Trump ha bloccato la firma di una legge bipartisan sulla crisi abitativa e ha rilanciato la battaglia sulla riforma elettorale, accusando i democratici di voler favorire l’ingresso di candidati comunisti al Congresso dopo le recenti primarie a New York.
Donald Trump è tornato a concentrare l’attenzione sulla riforma del sistema elettorale, arrivando a sospendere la firma di una legge destinata ad affrontare la crisi abitativa negli Stati Uniti. Durante il suo arrivo a Capitol Hill per un incontro con i senatori repubblicani, l’ex presidente ha difeso la scelta sostenendo che il Congresso dovrebbe approvare prima il Save America Act, il provvedimento che punta a introdurre controlli più severi e nuove restrizioni nelle procedure di voto.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Trump ha affermato che ogni consultazione elettorale è decisiva e ha accusato il Partito Democratico di promuovere candidati che, a suo dire, rappresenterebbero posizioni comuniste. Le dichiarazioni sono arrivate all’indomani delle primarie democratiche di New York, dove alcuni candidati al Congresso sostenuti dal sindaco socialista Zohran Mamdani hanno ottenuto risultati favorevoli.
Il tycoon ha rincarato la dose anche sui social, criticando i media per l’attenzione dedicata ai successi dei candidati vicini a Mamdani. Secondo Trump, la stampa avrebbe ignorato le vittorie ottenute da numerosi candidati repubblicani sostenuti dal suo movimento nelle stesse tornate elettorali.
La decisione di rinviare la firma della legge sulla casa ha però creato malumori all’interno dello stesso Partito Repubblicano. Diversi esponenti conservatori hanno definito la scelta difficile da comprendere, soprattutto in una fase in cui molti elettori considerano il costo della vita e l’emergenza abitativa questioni più urgenti rispetto alle presunte irregolarità nel processo elettorale.
Nonostante le critiche, alcuni parlamentari repubblicani hanno precisato che Trump non ha annunciato l’intenzione di porre il veto al provvedimento. La cancellazione della cerimonia di firma, quindi, non dovrebbe impedire alla misura di entrare comunque in vigore. Avendo ottenuto un ampio sostegno bipartisan al Congresso, la legge potrebbe diventare effettiva trascorsi dieci giorni in assenza di un veto formale.
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