Chat Staff Ticinese, dalle indagini sui cellulari non emergono intrusioni nei sistemi Atm

Notizia in breve

Un primo esame dei dispositivi sequestrati nell’inchiesta sulla chat “Staff Ticinese” non avrebbe rilevato accessi abusivi ai sistemi informatici di Atm. Le immagini condivise sarebbero state ottenute fotografando i monitor interni che mostrano le riprese delle telecamere di sicurezza.

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Le verifiche avviate dalla Procura di Milano sulla vicenda della chat denominata Staff Ticinese stanno fornendo i primi elementi utili agli investigatori. Secondo quanto emerso finora, le analisi sui telefoni e sui dispositivi sequestrati ai dipendenti coinvolti non avrebbero evidenziato attività di intrusione informatica nei sistemi di videosorveglianza di Atm.

L’ipotesi che prende forma dagli accertamenti iniziali è che le immagini condivise nel gruppo siano state ottenute fotografando direttamente i monitor interni sui quali venivano visualizzate le riprese delle telecamere presenti sui mezzi pubblici. Le verifiche tecniche proseguono comunque sulle copie forensi dei dispositivi acquisiti dagli investigatori durante le perquisizioni eseguite nei giorni scorsi.

Nel fascicolo coordinato dall’aggiunto Paolo Ielo e dai pubblici ministeri Grazia Colacicco e Carlo Enea Parodi, con il supporto della Polizia Locale, resta al centro dell’attenzione anche la posizione di un dipendente indagato per accesso abusivo a sistema informatico. Gli accertamenti dovranno chiarire in modo definitivo le modalità con cui le immagini sono state raccolte e successivamente diffuse.

L’indagine è partita dopo la denuncia presentata da Atm, che ha inoltre disposto la sospensione dei lavoratori coinvolti. In una fase iniziale gli inquirenti avevano valutato la possibilità di trovarsi davanti a un sistema più ampio di accessi illeciti alle infrastrutture informatiche aziendali e di diffusione non autorizzata delle immagini. Al momento, però, questa ipotesi non avrebbe trovato conferme.

Secondo quanto ricostruito finora, la chat sarebbe stata composta da otto partecipanti, tra i quali figurerebbe anche un ex dipendente dell’azienda. All’interno del gruppo venivano scambiati messaggi di varia natura e condivise fotografie tratte dai sistemi di videosorveglianza, accompagnate da commenti ritenuti offensivi e sessisti nei confronti delle donne riprese.

Le indagini proseguiranno ancora per definire ogni aspetto della vicenda. Se al termine degli accertamenti dovesse essere esclusa definitivamente qualsiasi forma di intrusione nei sistemi informatici, il procedimento potrebbe avviarsi verso una richiesta di archiviazione.

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