Omicidio Chiara Guerra, il 17enne va in carcere mentre si cerca ancora il coltello
Chiara Guerra è stata uccisa dal nipote diciassettenne a San Stino di Livenza e il giudice ha disposto il trasferimento del ragazzo nel carcere minorile. Gli investigatori cercano ancora il coltello usato nel delitto e verificano l’origine del gesso al braccio e delle ferite riscontrate sul giovane.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Trieste ha convalidato il fermo del diciassettenne che ha confessato l’omicidio della zia Chiara Guerra, insegnante di 53 anni uccisa a San Stino di Livenza, nel Veneziano. Accogliendo la richiesta della procura, il magistrato ha disposto la custodia cautelare in un istituto penale minorile attraverso un’ordinanza di circa quindici pagine.
Durante l’udienza il ragazzo, assistito dalle avvocate Federica Bassetto e Stefania Lucchetta, ha risposto alle domande per circa un’ora e mezza. Dopo il provvedimento del giudice, il giovane è stato trasferito dalla struttura protetta nella quale si trovava al carcere minorile.
Tra gli aspetti che continuano ad attirare l’attenzione degli investigatori c’è il gesso applicato all’avambraccio destro del minore. In una prima versione fornita agli inquirenti, il ragazzo avrebbe spiegato di essersi procurato la frattura in seguito a una caduta avvenuta nei giorni precedenti. Gli accertamenti sono però ancora in corso, anche perché sul volto e sul corpo del giovane sono stati rilevati graffi e lesioni superficiali compatibili con una possibile colluttazione avvenuta prima dell’omicidio.
Secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri, il delitto sarebbe stato consumato nella legnaia dell’abitazione. Dopo aver colpito mortalmente la zia, il diciassettenne avrebbe tentato di eliminare le tracce di sangue presenti sulla scena. Successivamente avrebbe avvolto il corpo in un telo, caricandolo su una carriola.
Gli investigatori ritengono che il ragazzo abbia poi percorso circa 700 metri a piedi fino al canale Malgher, dove avrebbe gettato sia il cadavere sia l’arma utilizzata per l’aggressione, ritenuta un coltello. Proprio il coltello non è stato ancora recuperato e le ricerche proseguono.
Il corpo di Chiara Guerra è stato trascinato dalla corrente per diversi chilometri prima di raggiungere il fiume Lemene. Qui è stato individuato e recuperato dai vigili del fuoco, consentendo agli inquirenti di avviare la ricostruzione dettagliata delle ultime fasi del delitto.
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