Intelligenza artificiale e lavoro, 425mila posti persi e consumi dei data center in aumento

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L’intelligenza artificiale pesa sul lavoro, con 425mila posti persi stimati in tre anni e 142mila in Europa, mentre crescono i consumi energetici dei data center.

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L’avanzata dell’intelligenza artificiale sta già producendo effetti concreti sul mercato del lavoro. Le stime raccolte negli ultimi tre anni indicano circa 425mila posti cancellati per ragioni legate in modo diretto o indiretto all’adozione di sistemi automatizzati. In Europa il dato arriva a 142mila lavoratori coinvolti.

Il fenomeno riguarda soprattutto le mansioni più esposte all’automazione, cioè quelle basate su procedure ripetitive, attività digitali e gestione di testi o richieste standard. Tra i profili più vulnerabili rientrano addetti amministrativi, operatori di call center e customer care, impiegati di banche e poste, cassieri e traduttori.

Le analisi internazionali sul lavoro indicano che circa un quarto dell’occupazione mondiale svolge attività potenzialmente esposte all’IA generativa. Nei Paesi ad alto reddito la quota sale fino a circa un terzo, perché molte professioni includono compiti d’ufficio, elaborazione di documenti, assistenza ai clienti e produzione di contenuti digitali.

Essere esposti all’intelligenza artificiale non significa però essere automaticamente sostituiti. In molti casi la tecnologia può modificare le mansioni, ridurre alcune attività o affiancare i lavoratori. Resta comunque alto il timore che le aziende usino i nuovi strumenti per tagliare costi e personale, soprattutto nei settori dove la produttività può essere misurata con facilità.

Nel dibattito pubblico non mancano posizioni diverse. Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha sostenuto che l’IA non porterà solo alla scomparsa di posti di lavoro, ma potrà aprire nuove fasi di crescita. Le preoccupazioni restano comunque diffuse anche tra istituzioni, banche centrali e autorità religiose, con richiami alla necessità di governare l’impatto sociale della tecnologia.

Accanto al tema occupazionale cresce anche quello energetico. I data center che alimentano i servizi digitali e i modelli di intelligenza artificiale richiedono quantità sempre maggiori di elettricità. Le proiezioni indicano che il consumo globale dei data center potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, passando da circa 415 terawattora del 2024 a circa 945 terawattora.

Questo livello di consumo arriverebbe a rappresentare quasi il 3% dell’elettricità mondiale. La crescita della domanda mette sotto pressione reti elettriche, investimenti energetici e obiettivi ambientali, mentre resta aperto il nodo delle emissioni collegate alla produzione di energia necessaria per sostenere l’espansione dell’IA.

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