Roberto Vannacci contro il reato di femminicidio: Le stesse regole per tutti senza distinzioni

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Roberto Vannacci ribadisce a Roma la sua contrarietà al reato di femminicidio e critica le quote rosa, sostenendo che uomini e donne debbano essere giudicati con le stesse regole e in base al merito.

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Nel corso dell’Assemblea costituente di Futuro Nazionale in svolgimento a Roma, Roberto Vannacci ha espresso la propria posizione sul tema del femminicidio, affermando che non ritiene necessaria una fattispecie penale specifica. Secondo il leader del movimento, uomini e donne devono essere considerati uguali davanti alla legge senza differenze legate al sesso, all’origine o alla religione.

Vannacci ha dichiarato che un reato non dovrebbe essere valutato in maniera diversa in base all’identità della vittima o dell’autore. Per questo motivo ha sostenuto che l’omicidio debba essere trattato allo stesso modo in ogni circostanza, senza introdurre ulteriori categorie giuridiche. «Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri», ha affermato durante l’incontro con i giornalisti.

Nel suo intervento ha affrontato anche il tema delle quote rosa, sostenendo che l’accesso a incarichi professionali o istituzionali dovrebbe dipendere esclusivamente dalle capacità individuali. A suo giudizio, il merito rappresenta l’unico criterio valido per assegnare ruoli e responsabilità. Ha inoltre osservato che non esistono quote riservate in numerose professioni manuali, mentre vengono previste in altri ambiti come la politica o la dirigenza.

Il leader di Futuro Nazionale ha poi paragonato la violenza contro le donne ad altre forme di violenza che colpiscono categorie differenti della popolazione, come gli anziani, ribadendo di non vedere la necessità di introdurre definizioni penali specifiche per singole vittime.

Durante il punto stampa, Vannacci è intervenuto anche sulle polemiche legate alla manifestazione editoriale Più libri più liberi. Commentando le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha condiviso la critica verso l’idea di richiedere una sorta di certificazione ideologica per poter partecipare al dibattito pubblico.

Secondo Vannacci, la libertà di espressione garantita dalla Costituzione non dovrebbe essere subordinata all’adesione a determinate posizioni politiche. Ha sostenuto che ogni opinione debba essere valutata per il contenuto delle argomentazioni e non per l’appartenenza ideologica di chi la esprime.

Nel suo intervento ha aggiunto che, purché vengano rispettati i limiti previsti dalla legge e non si ricada in diffamazioni, ingiurie o offese, ogni cittadino dovrebbe poter manifestare liberamente le proprie idee. Vannacci ha infine ribadito che nessuno dovrebbe essere giudicato o condannato per le opinioni espresse, sostenendo che il diritto debba intervenire sulle azioni e non sui pensieri.

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