Sarah e Alisya Di Giacinto scomparse dall'Abruzzo, il padre punta sull'aiuto di una persona fidata

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Sarah e Alisya Di Giacinto sono scomparse da una comunità protetta in Abruzzo e le indagini puntano sull’ipotesi che qualcuno le abbia aiutate ad allontanarsi. Il padre esclude una fuga autonoma e richiama una recente decisione del tribunale.

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Proseguono le ricerche di Sarah e Alisya Di Giacinto, le sorelle di 16 e 12 anni sparite tra il 6 e il 7 giugno dalla comunità protetta “Hope” di Civitella Alfedena, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo. Le due ragazze avrebbero lasciato la struttura durante la notte approfittando di una porta danneggiata. L’assenza è stata scoperta il giorno successivo, quando il personale non le ha viste rientrare e ha dato l’allarme.

Le adolescenti, originarie di Minturno, in provincia di Latina, vivevano da circa sette anni in strutture protette dopo la separazione particolarmente conflittuale dei genitori. Le attività investigative sono coordinate dalla Procura di Sulmona, che ha aperto un fascicolo per sottrazione di minore ipotizzando il possibile coinvolgimento di un adulto. Parallelamente, la Procura per i minorenni dell’Aquila segue gli accertamenti previsti in casi di questo tipo.

Le verifiche si stanno concentrando tra l’Abruzzo e il basso Lazio. Gli investigatori stanno valutando anche eventuali collegamenti con una decisione adottata dal Tribunale di Cassino il 28 maggio scorso. Nel corso delle indagini è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione della madre delle ragazze, che non ha portato a risultati utili.

Il padre, Stefano Di Giacinto, ha formalizzato una denuncia ai carabinieri ed esclude che le figlie possano essersi allontanate da sole in un’area isolata come quella in cui si trova la comunità. L’uomo ha spiegato che il tribunale aveva disposto pochi giorni prima la decadenza della potestà genitoriale della sua ex moglie, lasciandolo come unico genitore titolato a esercitarla.

Secondo il padre, dietro la scomparsa potrebbe esserci una persona conosciuta dalle ragazze. A suo giudizio, Sarah e Alisya non avrebbero accettato di lasciare la struttura senza fidarsi di chi le avrebbe aiutate. Ha inoltre raccontato che il 3 giugno aveva avuto contatti con Alisya e che la ragazza appariva serena e tranquilla.

Dall’altra parte, la madre Valentina D’Acunto ha lanciato un appello pubblico rivolto alle figlie, chiedendo loro di farsi vive e di contattare la famiglia. I legali della donna hanno annunciato l’intenzione di impugnare il provvedimento del Tribunale di Cassino. La difesa ricorda inoltre che, già nel corso dell’anno precedente, i servizi sociali avevano sospeso i rientri presso l’abitazione materna dopo aver rilevato il rifiuto delle due sorelle di recarsi dal padre.

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