Giancarlo Giannini al Festival, dagli artisti e la politica fino alla morte vista come un'avventura
Giancarlo Giannini difende la scelta degli artisti di non esporsi in politica e racconta il suo rapporto sereno con la morte. Al Festival, l’attore ha ricordato anche la nascita dei suoi personaggi più celebri accanto a Lina Wertmüller.
A ottantatré anni, Giancarlo Giannini continua a essere uno dei protagonisti più seguiti del cinema italiano. Ospite della 72ª edizione del Festival, l’attore ha presentato fuori concorso il film Baracoa, nel quale interpreta Felipe, un generale italiano che sceglie di combattere a Cuba durante gli anni della rivoluzione che portò alla caduta del regime di Fulgencio Batista.
Durante l’incontro con il pubblico e la stampa, il dialogo si è spostato rapidamente dal film all’attualità. Interpellato sulle recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori, secondo cui gli artisti non hanno alcun dovere di esprimere pubblicamente le proprie idee politiche, Giannini ha condiviso pienamente quella posizione.
Secondo l’attore, chi lavora nel mondo dello spettacolo dovrebbe concentrarsi soprattutto sul proprio mestiere. Ha spiegato che la notorietà può trasformare ogni opinione personale in un messaggio capace di influenzare altre persone e ha aggiunto che già la politica soffre di problemi di comunicazione, senza che sia necessario coinvolgere ulteriormente artisti e personaggi pubblici.
Parlando della sua lunga carriera, Giannini ha poi ricordato il rapporto professionale con Lina Wertmüller, regista con la quale ha costruito alcuni dei personaggi più celebri della sua filmografia. Alla domanda su eventuali ruoli mai interpretati, ha risposto di non avere rimpianti, spiegando che molti dei caratteri che desiderava portare sullo schermo erano già presenti nelle sue idee e che alcuni furono addirittura suggeriti da lui stesso alla regista.
L’attore ha raccontato che figure diventate iconiche come Mimì metallurgico e Pasqualino Settebellezze nacquero anche da un confronto diretto con Wertmüller. Dopo alcune collaborazioni precedenti e una lunga attività teatrale, fu lui a proporle di realizzare insieme un film con un personaggio profondamente popolare, intuizione che avrebbe segnato una stagione importante del cinema italiano.
Nel corso dell’incontro è emerso anche un tema più personale. Quando gli è stato chiesto come guarda alla morte, Giannini ha risposto con sorprendente tranquillità. Per lui rappresenta una grande avventura, il momento in cui smettere di pensare continuamente e lasciare che tutto segua il proprio corso naturale.
Con la consueta ironia che lo accompagna da sempre, ha immaginato anche un ipotetico incontro con San Pietro davanti alle porte del Paradiso. In quella situazione, ha scherzato, gli porrebbe una sola domanda: se sia nato prima l’uovo o la gallina, convinto però di ricevere una risposta poco cordiale e di essere immediatamente mandato via.
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